Deepwater Horizon: Obama si rivolge alla nazione, oggi l’incontro con la British Petroleum

Sono passati quasi due mesi dall’inizio di una delle più gravi catastrofi ambientali della storia recente (qui trovate tutti i passaggi su ecoblog, che ha seguito giorno per giorno la vicenda); cinquantasei giorni in cui, tra polemiche e giustificazioni, milioni di litri di petrolio si sono riversati nel Golfo del Messico.Stanotte Obama (nel video sopra)

Sono passati quasi due mesi dall’inizio di una delle più gravi catastrofi ambientali della storia recente (qui trovate tutti i passaggi su ecoblog, che ha seguito giorno per giorno la vicenda); cinquantasei giorni in cui, tra polemiche e giustificazioni, milioni di litri di petrolio si sono riversati nel Golfo del Messico.

Stanotte Obama (nel video sopra) si è rivolto alla nazione, invitandola ad un cambio di prospettiva sul modo in cui gli Stati Uniti guardano alle risorse energetiche e al loro consumo, paragonando la fine della dipendenza del paese dai combustibili fossili alla missione sulla luna e al piano di soccorsi della Seconda Guerra Mondiale.

Un discorso che qui dall’Italia pare quasi avveniristico; però adesso la priorità è un’altra, fermare il disastro ambientale provocato dalla falla nella Deepwater Horizon, la piattaforma della Transocean a servizio della compagnia inglese British Petroleum. Oggi, ore 16:15 italiane, l’incontro di Obama con Carl Eric Svanberg, presidente della Bp.

In questo ultimo mese il presidente degli Stati Uniti ha scelto un linea durissima nei confronti della compagnia, accusata di aver ignorato i rischi precedenti alla catastrofe e messa sul banco degli imputati con la richiesta di Obama di pagare tutti i danni.

Il problema è che non si capisce veramente la portata dei danni commessi, che aumentano di ora in ora, e in un mese nessuno è riuscito a fermare la marea. Come è possibile?

E’ proprio la mancanza di fatti concreti e azioni risolutive ha creato intorno al presidente lo scontento di tutti, ambientalisti in primis, nonostante Obama ci stia mettendo la faccia con ripetuti inviti ad avere fiducia nell’azione di governo.

Governo che, in tema di energie, ha dimostrato in questo anno di avere le idee piuttosto confuse, tra richiami al nucleare e elogio delle rinnovabilli.

Siamo sicuri, che come sostiene la BP sia possibile rimediare completamente al disastro?

Le richieste alla compagnia inglese dovrebbe contenere, tra le altre, la creazione di un fondo di compensazione per aziende e persone danneggiate, amministrato in “maniera indipendente” e il rispetto di nuove norme di sicurezza che dovrebbero essere stabilite dalla Minerals Management Service, l’agenzia che distribuisce le concessioni per le perforazioni.

L’opinione pubblica americana resta poco convinta delle reali intenzioni della Bp di pagare per intero il danno, e non sembra credere neanche molto ai reali risultati che porterà la pressione di Obama. Il presidente americano non può permettersi di uscire dall’incontro con Svanberg a mani vuote, ma neanche con il contentino.

L’unico dato certo è che mentre la marea nera avanza, il tempo a disposizione per il governo americano e la Bp è quasi finito. Come ha detto Obama, “il futuro dell’energia pulita è adesso”.

Oggi, però, le parole incoraggianti del presidente non bastano più. E il fatto che in questi giorni sia in gioco la sua credibilità appare come la posta in palio di minore importanza.