Spatuzza: negata la protezione, insorgono le procure antimafia

La notizia è di quelle destinate ad allargare ancora di più le ombre sulla politica italiana, la sua storia e credibilità. Gaspare Spatuzza, ‘U’Tignusu’, il Pelato, dal 2008 collaboratore di giustizia, non potrà avvalersi del programma di protezione richiesto dai giudici per lui. Decisione presa dalla commissione centrale del Viminale, spaccatasi al suo interno durante


La notizia è di quelle destinate ad allargare ancora di più le ombre sulla politica italiana, la sua storia e credibilità. Gaspare Spatuzza, ‘U’Tignusu’, il Pelato, dal 2008 collaboratore di giustizia, non potrà avvalersi del programma di protezione richiesto dai giudici per lui. Decisione presa dalla commissione centrale del Viminale, spaccatasi al suo interno durante la votazione.

Il fatto non sorprende più di tanto, soprattutto perché – saremo pure maliziosi ma il sillogismo è troppo evidente – Spatuzza è il pentito che con le sue dichiarazioni bomba ha collegato il premier Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri alla mafia. Il pentito infatti ha parlato dei legami economici di Berlusconi con i fratelli Graviano e lo ha “coinvolto” nelle stragi di Capaci e via D’Amelio.

Spatuzza da oggi è un morto che cammina“: questo il parere di Antonio Di Pietro, convinto che la unica vera motivazione del ‘gran rifiuto’ sia la portata clamorosa delle dichiarazioni del pentito.

La motivazione del no è tecnica, Spatuzza non avrebbe rilasciato le dichiarazioni più importanti entro i 180 giorni previsti:

La fissazione dei 180 giorni quale termine ultimo per riferire fatti gravi, o comunque indimenticabili, è funzionale, secondo l’unanime volontà del Parlamento nel 2001 a garantire tale genuinità e a evitare abusi, viceversa realizzabili se, come è accaduto in più casi, fossero ammesse le cosiddette “dichiarazioni a rate

Alla motivazione ha risposto sbigottito il procuratore di Caltanissetta Lari, che ha parlato di decisione senza precedenti e di vendetta del governo contro il pentito per le dichiarazioni su Dell’Utri.

Il collaboratore che ci ha consentito di riscrivere la verità sulla strage Borsellino potrebbe anche fare marcia indietro. Spero davvero che non accada. Siamo di fronte alla decisione di un organo amministrativo che non incide sui profili di attendibilità del collaboratore. Per noi Spatuzza resta attendibile.

Mica cosette, a dieci giorni dalla sentenza sul processo Dell’Utri. La decisione lascia perplessi anche i finiani con a capo Granata, vicepresidente della commissione antimafia del Pdl, che ha espresso preoccupazione; finiani che ormai sembrano una specie in via d’estinzione nel mondo della destra italiana, visto che a parole sono bravi, nei fatti nulli.

La Russa, guarda un po’, ha invece espresso soddisfazione, dichiarando che “non può dare torto” alla commissione. Ricordiamo che la protezione era stata richiesta all’unanimità da ben tre procure, Firenze Palermo Caltanissetta, che indagano sulla strage di Via D’Amelio, dove persero la vita Paolo Borsellino e la sua scorta.

Il caso Spatuzza sembra inserirsi in quel percorso che vede ormai contrapposti due poteri dello stato, esecutivo vs giudiziario, in un’Italia dominata dal caos dove chi governa non sembra abbia tanta “voglia” di tornare su fatti passati, alla luce dei quali si potrebbe venire a sapere molto dei lati più inquietanti dell’Italia di oggi, e di quali siano i canali istituzionali che la mafia scelse all’inizio degli anni 90 per continuare la sua opera criminale.