Ore 12 – Oltre Pomigliano: la vera posta in gioco …

C’è chi parla di nemesi storica dettata dalla globalizzazione e chi si limita a prendere atto dei mutati rapporti di forza nel mondo del lavoro. Nelle fabbriche cinesi della Honda gli operai scioperano e costringono l’azienda e il governo comunista a trattare (si teme addirittura una rivolta alla Solidarnosc) e negli stabilimenti di Pomiglaino la

C’è chi parla di nemesi storica dettata dalla globalizzazione e chi si limita a prendere atto dei mutati rapporti di forza nel mondo del lavoro.

Nelle fabbriche cinesi della Honda gli operai scioperano e costringono l’azienda e il governo comunista a trattare (si teme addirittura una rivolta alla Solidarnosc) e negli stabilimenti di Pomiglaino la Cgil e la Fiom della linea “dura” si scoprono deboli, con i lavoratori pronti a perdere diritti fondamentali (per primo il diritto di sciopero), pur di salvare il proprio posto in fabbrica.

Di fatto, non si ha il coraggio di dire che a Pomigliano non è in atto una battaglia sindacale ma uno scontro politico.

La Fiat ha molte ragioni di tipo strettamente “aziendale”, ma il suo diktat per derogare dal contratto nazionale e dalle leggi della Repubblica sono un attacco politico alla Costituzione.

Così la fabbrica diventa un test per dare un nuovo “modello” alla nazione. Berlusconi vuole la manomissione dell’art. 41 e Marchionne la mette in pratica.

Prendere o lasciare. Piegare la testa o tutti a casa.

Questo nodo sta strozzando il Pd, che nella consueta ambiguità richiama la Fiat ad abbassare i toni, dandole di fatto ragione. Tutto il centro sinistra, e non solo, è spettatore, se non addirittura assente. Cisl e Uil hanno alzato le mani, come resa.

L’accordo di Pomigliano è inaccettabile e non può essere sottoposto a referendum. Non si può votare sul rispetto della Costituzione, specie se sotto “ricatto”.

I lavoratori, né a Pomigliano né altrove, non possono essere addestrati come robot, ridotti a funzione di “merce”, e i cittadini italiani non possono trasformarsi in sudditi.

La grave crisi uscita dalla Grande guerra produsse violenza e sfociò nel fascismo. Anche oggi la farsa può tramutarsi in tragedia.