Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Sudafrica: Mondiali di calcio, scioperi e scontri con la polizia. Show must go on. Almeno così devono aver pensato le autorità sudafricane, che hanno mandato la polizia ad assalire con lacrimogeni e proiettili di gomma le centinaia di lavoratori che domenica manifestavano a Durban per chiedere rivendicazioni salariali. Gli scontri hanno avuto luogo dopo la

Sudafrica: Mondiali di calcio, scioperi e scontri con la polizia. Show must go on. Almeno così devono aver pensato le autorità sudafricane, che hanno mandato la polizia ad assalire con lacrimogeni e proiettili di gomma le centinaia di lavoratori che domenica manifestavano a Durban per chiedere rivendicazioni salariali. Gli scontri hanno avuto luogo dopo la partita tra Australia e Germania.

I responsabili della sicurezza all’interno dello stadio erano in sciopero perché sostenevano di essere stati pagati meno di quanto pattuito. I manifestanti hanno affermato che la protesta era pacifica e che, a seguito degli assalti della polizia, una donna sarebbe rimasta ferita da un proiettile di gomma.

Altre proteste si sono svolte ieri. Gli addetti alla sicurezza e ai metal detector dello stadio di Città del Capo hanno incrociato le braccia per analoghe rivendicazioni salariali. La sicurezza del complesso sportivo (nel quale si è disputata la partita Italia – Paraguay) è stata presa in carico direttamente dalle forze di polizia.
Sempre ieri, uno sciopero degli autisti dei bus navetta di Johannesburg ha lasciato a piedi circa mille persone, costrette a prendere dei treni per poter andare via dallo stadio cittadino dopo la partita Olanda – Danimarca.

Diverse sigle sindacali hanno affermato di essere pronte a paralizzare il Paese durante i Mondiali se le loro richieste non verranno accolte. Il Governo, a sua volta, ha fatto sapere che alle persone sarà consentito di manifestare per avanzare le proprie rivendicazioni, ma che non sarà tollerato nessuno che minacci o danneggi i Mondiali.
Ttemba Maseko, un portavoce del Governo, ha affermato che i comuni cittadini sudafricani “non permetteranno a nessuno di rovinare questa festa”

Il nocciolo della questione risiede nel fatto che per gran parte della popolazione sudafricana i Mondiali di calcio non si sono trasformati in una festa. Il Sudafrica ha uno dei divari tra ricchi e poveri e più alti del pianeta e la Coppa del Mondo non sembra essere divenuta un’opportunità di crescita economica per le fasce più povere (e numerose) della popolazione.

Vedremo nei prossimi giorni se le proteste dei sindacati sudafricani avranno successo o se la ragion di Stato calcistica avrà il sopravvento.

Americhe, Cuba: Yoani Sanchez scrive una lettera a Lula. La blogger cubana, famosa per il blog anticastrista Generacion Y , ha scritto una lettera al presidente brasiliano per chiedere di poter uscire da Cuba, in occasione di un festival del cinema documentario che si terrà a luglio nella città brasiliana di Jequie-Bahia. Yoani Sanchez è stata invitata da un giovane cineasta che presenterà un breve documentario sui blogger cubani. Alla Sanchez è stato negato per sei volte, nel corso degli ultimi due anni, il permesso di uscire dall’isola.

“Chissà” ha affermato la blogger “che il Governo del mio Paese, che non ascolta le richieste dei propri cittadini, non sia invece disposto ad ascoltare quando parla un dignitario straniero.”

Medio Oriente: Freedom Flotilla, l’ONU non rinuncia a un’inchiesta internazionale. Se Tel Aviv è ormai determinata a condurre una propria indagine sui fatti della Freedom Flotilla, le Nazioni Unite non hanno rinunciato a condurre un’inchiesta indipendente. Il Segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon sta continuando a lavorare per formare una commissione internazionale che faccia luce sulla vicenda.

Nel frattempo una nave iraniana di piccole dimensioni (con un equipaggio di circa dodici uomini) è salpata domenica per portare aiuti umanitari alla Striscia di Gaza. E’ inoltre prevista la partenza di un’analoga nave dai porti del Libano

Medio Oriente: Afghanistan, scoperti giacimenti minerari per mille miliardi di dollari. Ne ha scritto anche Marco. Litio, ferro, oro e cobalto per il valore – supposto – di mille miliardi di dollari. E’ il tesoro nascosto che aspetterebbe di essere estratto dal sottosuolo dell’Afghanistan. Lo riferisce il New York Times, citando i risultati conclusivi di uno studio iniziato dall’US Geological Survey (USGS) e da una task force del Pentagono.

Secondo il quotidiano della Grande Mela, i giacimenti potrebbero trasformare l’Afghanistan in una delle più ricche nazioni minerarie del mondo. Il litio, in particolare, farebbe la parte del leone. Un memo del Pentagono, citato dal quotidiano statunitense, definisce infatti l’Afghanistan l’ “Arabia saudita del litio”. I giacimenti del prezioso minerale, indispensabile per realizzare le batterie dei cellulari e dei computer portatili, sarebbero grandi quanto quelli della Bolivia (che attualmente ha i più grandi depositi conosciuti).

Comprensibile la soddisfazione del Generale David Petraeus, capo di Stato Maggiore dell’esercito Usa, che ha detto al NY Times che, pur tra molte incognite, “C’è un potenziale eccezionale”. A questo punto i maligni potrebbero pensare che la guerra al terrore in Afghanistan durerà ancora molto e che sia lontano il giorno in cui le truppe Nato e Isaf si ritireranno dal Paese. Ma questo significherebbe attribuire alla “missione di pace” (alla quale anche le nostre truppe partecipano) secondi fini che sicuramente non sono mai passati per la mente di generali e politici.

Per il momento registriamo la soddisfazione del Governo di Hamid Karzai, che ieri, nel corso di una conferenza stampa, ha auspicato benefici economici per il popolo afghano. Un portavoce di Karzai ha inoltre affermato che lo studio dell’USGS era stato commissionato dal Governo afghano, sottolineando quindi la paternità dell’operazione e la sovranità sui giacimenti minerari scoperti. Difficile, però, credere che Karzai potrà negare qualcosa a quella coalizione Nato/Isaf che gli ha sempre garantito l’appoggio indispensabile per rimanere al potere, seppure il suo Governo non brilli per tasso di democrazia ed onestà.

Il “Grande gioco” delle potenze internazionali, comunque, era già aperto prima della pubblicazione del rapporto dell’USGS: Cina e India si sono da tempo lanciate nella corsa per ottenere contratti di estrazione. Pechino – che già fa man bassa di materie prime in Africa – si è accaparrata un grosso contratto per il rame e, nel 2008, ha investito la bellezza di 3 miliardi di dollari per sviluppare i giacimenti di rame di Aynak.

E l’Italia? Al nostro Paese spetterà una qualche forma di “ricompensa” per gli sforzi bellici sostenuti, come nel caso del giacimento petrolifero di Zubair, che l’Eni si è aggiudicata in Iraq nel gennaio 2010?