Piemonte, Roberto Cota contro Mercedes Bresso: il ricorso al Tar è un Golpe Giudiziario!

Sembra ormai insanabile l’incomunicabilità che si è sviluppata tra il centrodestra italiano (quello animato da Popolo della libertà e Lega Nord), le regole democratiche e, di riflesso, la magistratura di ogni ordine e grado. L’insopportabile litania piagnona che si scatena umidiccia e rumorosa ad ogni atto che proviene da un palazzo di giustizia o anche


Sembra ormai insanabile l’incomunicabilità che si è sviluppata tra il centrodestra italiano (quello animato da Popolo della libertà e Lega Nord), le regole democratiche e, di riflesso, la magistratura di ogni ordine e grado. L’insopportabile litania piagnona che si scatena umidiccia e rumorosa ad ogni atto che proviene da un palazzo di giustizia o anche soltanto da un vigile di quartiere è diventata la linea rossa di gran parte dei proclami dei politici governativi.

L’ultimo pianto greco (anzi padano) si leva al cielo da Torino: è lì che il povero presidente della Regione, Roberto Cota, giace in ambasce, triste e sconsolato, a causa dell’ex governatore, Mercedes Bresso, colpevole addirittura di fomentare un Golpe Giudiziario. La Bresso avrebbe avuto l’ardire di ricorre al Tar contro la regolarità di alcune liste che hanno partecipato alle elezioni sostenendo Cota. Cosa ci sarà mai di strano: il Tribunale amministrativo valuta e poi stabilisce se c’è stata una violazione.

Troppo facile, per i professionisti del vittimismo. Il nuovo governatore è riuscito addirittura ad affermare che “il ricorso al Tar è semplicemente vergognoso, giuridicamente e politicamente inaccettabile. Il ricorso non riguarda l’esito del voto ma presunti cavilli legati all’accettazione di candidature di una delle tante liste di appoggio. Le liste le valuta il Tribunale prima del voto e se non vanno bene le esclude. Se qualcuno ha qualcosa da ridire fa ricorso subito, prima delle elezioni, come ho fatto io contro le liste patacca, altrimenti è troppo comodo”. Troppo comodo? Stiamo parlando della regolarità delle elezioni o di un divano?