Giuseppe Civati (PD) a Polisblog: andiamo oltre le incertezze del Partito Democratico

Classe 1975, Giuseppe Civati è considerato uno dei cosiddetti “volti nuovi” del Partito Democratico. Consigliere regionale in Lombardia, è stato uno dei principali promotori della mozione di Ignazio Marino nel corso dell’ultimo congresso del PD. L’avevamo già incontrato in passato. Con un atteggiamento spesso ironico e anticonformista – si veda il suo blog – Civati

Classe 1975, Giuseppe Civati è considerato uno dei cosiddetti “volti nuovi” del Partito Democratico. Consigliere regionale in Lombardia, è stato uno dei principali promotori della mozione di Ignazio Marino nel corso dell’ultimo congresso del PD. L’avevamo già incontrato in passato.

Con un atteggiamento spesso ironico e anticonformista – si veda il suo blog – Civati si contraddistingue per l’attenzione alle tematiche che riguardano i giovani (il precariato in primis). Lo abbiamo ritrovato in occasione di “Andiamo oltre”: una serie di incontri e discussioni – di cui Civati è uno dei promotori – partite lo scorso aprile da Milano e che stanno coinvolgendo iscritti, simpatizzanti ed elettori del Partito Democratico in diversi angoli d’Italia.

Per gli organizzatori dell’iniziativa, nel PD si perde “troppo tempo a discutere di correnti e carriere” e se ne dedica troppo poco “a discutere come recuperare credibilità tra i cittadini”. Non vogliono essere considerati una corrente o una mozione del partito, ma preferiscono definirsi “un contratto a progetto della durata di tre mesi” per rilanciare il PD con proposte da fare al Paese.

Civati, il titolo di questa serie di incontri è “Andiamo oltre”. Oltre cosa e in che modo?

Innanzitutto oltre le timidezze: quegli atteggiamenti sulla difensiva che spesso caratterizzano il PD. Mi pare che la fase politica sia una fase molto delicata, nella quale è il caso che il Partito democratico faccia il partito democratico: una grande forza politica di opposizione capace di mettere in luce le cose che stanno accadendo, a cominciare dall’attacco alla Costituzione che ogni giorno è più forte, da questo decreto sulle intercettazioni che è a dir poco scandaloso, da una manovra che non ci dice nulla su quello che succederà nei prossimi anni in Italia se non che i ricchi saranno sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Da piccolo mi hanno insegnato che la sinistra è dire queste cose.

In che modo volete porvi nei confronti dei giovani come PD e, in particolare, come mozione Marino?

In realtà questa iniziativa e lo spirito in cui ci stiamo muovendo prescinde un po’ dalle mozioni congressuali; non tanto perché non ci crediamo, ma perché riteniamo che un congresso finisca e si debba poi pensare a qualcosa di diverso, anche all’interno del dibattito politico nel PD.

Alcuni giorni fa Prodi ha detto che bisogna prendere a calci i dirigenti anziani (io la chiamo la fase dei “calci negli stanchi”) però il punto è, forse, quello di organizzare i giovani elettori e non i giovani dirigenti. E’ un altro episodio dell’ “andiamo oltre”: non preoccuparci di quello che succede a Serracchiani, Renzi e a tutti i nostri amici e colleghi, ma di quello che succede ai nostri elettori. Sempre che ce ne siano, perché, purtroppo, i giovani non votano tanto il PD e forse anche questo è un elemento di riflessione.

Secondo te per quale motivo i giovani non votano tanto il PD?

Io credo, prima di tutto, per una certa timidezza e incertezza delle posizioni, che è una cosa che tutti gli elettori ci rimproverano quotidianamente e sta diventando quasi un proverbio. E questo il PD lo deve considerare.

In secondo luogo, io penso che ci sia bisogno di trovare delle misure che invertano le tendenze profonde di questo paese, altrimenti se continuiamo a fare quello che fanno gli altri è chiaro che la demagogia è più semplice da raccontare. Se, invece, l’alternativa è costruita a partire dalle questioni vere, allora la cosa è diversa. Io penso al fatto che il Governo Berlusconi ha trovato gli ammortizzatori sociali per chi aveva un posto di lavoro a tempo indeterminato facendo una cassa integrazione infinita. Forse era il caso di farla, ma andava associata a qualcos’altro; questo qualcos’altro non c’è stato e chi è precario e chi è straniero – guarda un po’ – ne ha risentito. I giovani, italiani e stranieri, sono state le categorie più penalizzate. Guarda un po’.

Parliamo del Nord Italia: anche lì c’è un problema di consensi elettorali per il PD. Quali proposte avete per recuperarli?

Innanzitutto denunciare la totale incompiutezza del progetto leghista, che è sempre più considerato uno standard e un punto di riferimento quando non ottiene nessun risultato. Sarebbe il caso di iniziare a dirlo.
A noi fanno la guerra dalla mattina alla sera e della Lega non parla male nessuno: è un po’ curioso, eppure, secondo me, di argomenti ce ne sono tanti.

Leggevo sui giornali che, nei giorni scorsi, Enrico Letta ha detto che dobbiamo allearci con la Lega o, comunque, aprire il confronto con loro. Secondo me il punto vero è dimostrarci capaci di raccontare anche il Nord Italia con modalità diverse: non costruendo un partito del Nord – come qualcuno, anche qui in Piemonte, ci sollecita a fare – ma rappresentando le esigenze che ci sono qui, che sono quelle di un mondo esposto alla globalizzazione e all’immigrazione che, forse, deve ritrovare quella famosa identità di cui blaterano tutti.

In realtà si tratta di capire dove vogliamo andare e che società vogliamo costruire: se il PD fa il suo mestiere recupera i voti all’astensionismo e forse anche a qualche leghista folgorato sulla via di Varese.