Il sabato del villaggio. Donne da … “spremere”

Siccome lo “impone” l’Europa, allora si deve fare. La Ue ordina all’Italia di mandare le donne in pensione a 65 anni e il Governo, contento, … obbedisce. Perché alle donne era consentito di andare in pensione prima degli uomini? Perché il nostro welfare non ha mai ritenuto il lavoro di cura meritevole di considerazione. Su

Siccome lo “impone” l’Europa, allora si deve fare. La Ue ordina all’Italia di mandare le donne in pensione a 65 anni e il Governo, contento, … obbedisce.

Perché alle donne era consentito di andare in pensione prima degli uomini? Perché il nostro welfare non ha mai ritenuto il lavoro di cura meritevole di considerazione.

Su chi pesava e pesa la cura dei bambini, degli anziani, dei disabili, la cura della casa?

La politica anziché adeguare il sistema del welfare con riforme strutturali, ha scelto la solita via all’italiana mettendoci delle pezze: in questo caso l’anticipazione dell’età della pensione come “risarcimento” alle donne.

Le donne italiane, pur partecipando al mercato del lavoro, erano e restano determinanti nel reggere il welfare e l’intero sistema sociale.

Adesso l’Europa, Berlusconi e Tremonti (ma anche gran parte dell’opposizione), dicono basta alla pensione anticipata per le donne in nome dell’uguaglianza di genere.

Dice l’eurodeputata socialista Pia Locatelli: “mostrano di vedere solo l’aspetto pensionistico di uno Stato sociale che, proprio per la sua struttura disattenta al lavoro di cura, fa dell’Italia il fanalino di coda quanto ad uguaglianza tra uomini e donne in tanti ambiti”.

Insomma, l’uguaglianza di genere sì, ma solo a corrente alternata. E il danno sempre per chi tiene in piedi la baracca.