Le tre correnti che decideranno il futuro del Partito Democratico. Scissione vicina?

Matteo Renzi, i Giovani Turchi e la Nuova Sinistra di Fabrizio Barca. Ecco le nuove incarnazioni che potrebbero prendere la guida del PD.

L’unica cosa buona nel disastro del Partito Democratico è che a deciderne il futuro non saranno più quelle correnti di dalemiani, veltroniani, bersaniani, bindiani, lettiani, ecc. ecc. che si riuniscono intorno a ogni big del partito creando mille “sottopartitini”.

E poco importa se sarà Enrico Letta a prendere il posto di Bersani come vicario, o addirittura a guidare il nuovo governo di larghe intese. O se sarà qualcun altro della vecchia guardia a farlo al suo posto. Quello che conta è che – all’indomani dell’ennesimo fallimento – la classe dirigente che guida il partito nelle sue tante incarnazioni da un ventennio dovrà necessariamente passare la mano, al prossimo congresso.

Quello che davvero è importante è vedere chi e quali nuove correnti – perché comunque ci saranno – prenderanno in mano il partito, e se davvero il Pd andrà verso la scissione. In molti lo danno per scontato, e si pensa che la prova del fuoco sarà la fiducia al nuovo esecutivo di scopo, del presidente, di larghe intese: “Chi ci sta rimane dentro il Pd. Ci non ci sta, esce”, così Enrico Letta. Si vedrà, di sicuro il Pd come lo conosciamo oggi è finito per sempre, resta da capire quale potrebbe essere l’incarnazione del partito nel futuro prossimo e che cosa succederà nel prossimo congresso.

A decidere i destini democratici saranno tre correnti: quella che fa capo a Matteo Renzi, quella dei Giovani Turchi di Fassina, quella che sta nascendo attorno a Fabrizio Barca e al suo progetto.

Matteo Renzi e i “renziani”. Dopo la sconfitta alle primarie, è giunto il momento per Renzi di prendersi la sua rivincita. D’altra parte lui l’ha appena detto in un’intervista a Repubblica: “Voglio rifondare il partito”. Di fatto il progetto di Renzi è il meno rivoluzionario, quello che paradossalmente potrebbe far restare il Pd simile a come lo conosciamo oggi: un grande partito di centrosinistra, dalla vocazione maggioritaria e riformista, che non disdegna alleati né alla sua destra né alla sua sinistra. E che abbia quindi una forza gravitazionale che attiri a sé elettori di provenienze diverse. Se i vecchi del Pd, come sembra aver cominciato a fare Massimo D’Alema, accetteranno di farsi da parte, allora potranno vedere il Partito Democratico continuare a vivere nel nome di Matteo Renzi.

I giovani turchi di Orlando, Fassina, Orfini. Se il progetto di Matteo Renzi di prendersi il partito andrà in porto, loro potrebbero decidere di darsi alla fuga e unirsi a Sel, per rafforzare un partito di sinistra-sinistra che potrebbe anche essere alleato con il Pd di Renzi. Ma per il momento questo non succederà: voteranno la fiducia al nuovo governo di larghe intese che si prospetta e non romperanno prima del congresso. Prima devono capire se ci sono chance di prendere le redini del partito che sarà, spostando l’asse a sinistra, creando un’alleanza indissolubile con Sel (fino ad arrivare alla fusione) e rompere così con il centro della politica e anche del partito.

Fabrizio Barca e la Nuova Sinistra. Una sorta di corrente “via di mezzo” tra Renzi e i giovani turchi, che vuole un partito di sinistra ma meno all’antica. “Liquido” come quello di Renzi, ma di sinistra come quello di Fassina. Tra i big storici sono coinvolti nel progetto che fa capo a neoiscritto Fabrizio Barca ci sono Sergio Cofferati e Ignazio Marino. Tra i volti nuovi, Pippo Civati e Laura Puppato. Quello che ancora non è chiarissimo è se questo progetto nasce all’interno del Pd per poi traslocare altrove, o se è un progetto “per” il Pd.