Iran verso il 12 giugno: i manifestanti promettono battaglia, Ahmadinejad annuncia una durissima repressione

Un anno fa, ricorderete, Mahmoud Ahmadinejad veniva rieletto presidente, apparentemente con una maggioranza schiacciante, poi assottigliatasi con le denunce di brogli e con i controlli fatti in seguito.Era il 12 giugno, e Ahmadinejad otteneva il suo secondo mandato. Dopo quelle elezioni in Iran nulla è stato più come prima; per i cittadini iraniani, che da


Un anno fa, ricorderete, Mahmoud Ahmadinejad veniva rieletto presidente, apparentemente con una maggioranza schiacciante, poi assottigliatasi con le denunce di brogli e con i controlli fatti in seguito.

Era il 12 giugno, e Ahmadinejad otteneva il suo secondo mandato. Dopo quelle elezioni in Iran nulla è stato più come prima; per i cittadini iraniani, che da lì a breve sarebbero scesi in piazza con grande continuità, nonostante i rischi altissimi, per protestare contro il voto truccato e per l’opinione pubblica mondiale.

Opinione pubblica schieratasi in modo netto dalla parte dei manifestanti, con le prime pagine di tutto il mondo dedicate a quegli eventi tragici e al contempo simbolicamente esplosivi. Cosa vi dice il nome Neda? Ne sentiremo parlare ancora tanto in questi giorni, che vedranno il ripetersi delle proteste, e molto probabilmente anche dei durissimi scontri con il rischio concreto di un vero e proprio massacro.

Immagine|Flickr

Difatti per il 12 giugno, primo anniversario delle contestate elezioni presidenziali, varie organizzazioni e associazioni studentesche hanno annunciato che scenderanno in piazza.

Gli studenti delle università di Teheran, Tabriz, Lahijan, Sari, Mashhad, Ahvaz e Shiraz manifesteranno innanzitutto per chiedere la liberazione delle centinaia di prigionieri politici e per rafforzare un movimento che faccia pressione sul governo di Teheran, responsabile in quest’ultimo anno di una repressione molto più dura.

Basterebbe dare un’occhiata alle notizie di questi giorni, che parlano di esecuzioni di massa, con 26 impiccati nel giro di 48 ore; secondo Iran Human Rights proprio a voler scoraggiare le proteste dei prossimi giorni.

Il governo e la polizia hanno annunciato una repressione molto dura nei confronti dei cortei non autorizzati, sicuramente presenti all’interna di una giornata che vedrà scendere per strada anche i due sfidanti di Ahmadinejad alle elezioni di un anno fa, Mousavi e Karroubi, ancora convinti che le frodi elettorali abbiano inciso in maniera decisiva sul voto. Ricordo che non si parlava di decine di voti di differenza ma di diversi milioni, inizialmente nove.

Il clima politico internazionale di questi giorni non aiuta di certo: dopo la tragedia della Freedom Flotilla, la nave di pacifisti assaltata dalle teste di cuoio israeliane, 9 i morti, lo scontro tra stati arabi e islamici e Israele sembra essere arrivato a un punto di non ritorno.

Ieri Ahmadinejad, a Istanbul per il terzo vertice Cica (Conference on Interaction and Confidence Building Measures in Asia) ha tuonato:

L’attacco del “regime sionista” alla Freedom Flotilla diretta a Gaza e’ un nuovo passo verso il suo totale “annientamento”

ribadendo poi, a proposito del legame tra Iran e Turchia, mai stato troppo sereno, che

Tutti dovrebbero sapere che le relazioni tra i due paesi sono oggi amichevoli e profonde e che staremo fianco a fianco fino alla fine

Ahmadinejad ha poi fatto presente alla Russia, tentata di appoggiare nuove sanzioni contro Teheran, di “non stare con i nemici del popolo iraniano”. Anche il fronte internazionale non aiuta quindi le previsioni per il 12 giugno.

I manifestanti saranno, da una parte indicati come “amici dei sionisti e nemici del popolo iraniano”, dall’altra appoggiati dai riformisti di Teheran, ora come mai però debolucci, e spinti da un opinione pubblica mondiale che tiene l’Iran sotto la lente d’ingrandimento.

Avvicinandoci a sabato quindi la tensione crescerà e diverrà altissima; cercheremo di seguire lo svolgersi dei fatti attraverso le poche voci “non ufficiali” dal teatro delle proteste, ovvero i blogger.

Quei blogger che un anno fa rappresentarono un vero e proprio caso internazionale, riuscendo attraverso Facebook e soprattutto Twitter a far arrivare in tutto il mondo narrazioni differenti da quelle ufficiali, con racconti foto e denunce. Una vera e propria boccata d’ossigeno al di là del muro informativo del governo, che non era rimasto a guardare.

Infatti molti twitter di “dissidenti” iraniani sono rimasti fermi a un anno fa (per esempio questo), altri non ci sono proprio più (come quello di Amin Abbaspour), altri probabilmente abbandonati per paura. E di certo questa volta sarà più difficile cogliere alla sprovvista il governo rispetto a un anno fa, quando il fenomeno dilagante pareva a tratti incontenibile.

Poi è tornato il silenzio, e non sembra impensabile ipotizzare che tanti di quei blogger, di cui leggiamo gli ultimi tweet datati giugno/luglio 2009 stiano pagando il loro atto di ribellione allo stato. Qualcuno però c’è, come per esempio Golnar che su twitter e facebook invita tutti a vestirsi di verde venerdì come segno di solidarietà al movimento verde.

Pochi giorni e capiremo la reale portata di un movimento indebolito che resiste sotto il peso di un governo autoritario sempre più rafforzato dalla sindrome di accerchiamento internazionale. I rischi di altre giornate di “macelleria” sono altissimi.