Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Americhe: Marea nera, la British Petroleum acquista termini sui motori di ricerca. Tempi duri per la British Petroleum. Dopo il disastro della piattaforma Deepwater Horizon e i ripetuti, falliti, tentativi di tappare la falla sul fondo del Golfo del Messico, la compagnia petrolifera tenta in tutti i modi di rifarsi un’immagine. Ci prova acquistando termini

Americhe: Marea nera, la British Petroleum acquista termini sui motori di ricerca. Tempi duri per la British Petroleum. Dopo il disastro della piattaforma Deepwater Horizon e i ripetuti, falliti, tentativi di tappare la falla sul fondo del Golfo del Messico, la compagnia petrolifera tenta in tutti i modi di rifarsi un’immagine.

Ci prova acquistando termini come “Deepwater Horizon”, “oil spill” e “Gulf of Mexico” su Yahoo e Google; chi dovesse digitare queste parole sui motori di ricerca verrebbe perlopiù indirizzato a link sponsorizzati che rimandano al sito ufficiale della BP. Che, ovviamente, contiene la versione dei fatti data dalla compagnia petrolifera.

La BP ha confermato che l’acquisto dei termini sui motori di ricerca è attualmente in corso e viene effettuato dai suoi tecnici informatici di concerto con i responsabili del marketing. La nobile motivazione addotta dalla compagnia petrolifera consisterebbe nel voler fornire alle persone danneggiate dalla marea nera corrette informazioni per compilare richieste e i contatti delle persone giuste a cui rivolgersi.

Siamo sicuri che i pescatori della Florida, messi sul lastrico dalla fuga di petrolio, apprezzeranno l’iniziativa.

Asia: Cina, scioperi agli stabilimenti della Honda. Qualcosa sta cambiando in Cina? La Repubblica popolare cinese, pur dichiarandosi comunista, non ha mai brillato per i diritti dei lavoratori e le tutele sindacali. Il mito dei lavoratori cinesi, disposti ad accettare turni di lavoro massacranti e paghe da fame, aveva attirato aziende da tutto il pianeta, ben contente di ridurre i costi della manodopera esternalizzando stabilimenti in Cina.

Tuttavia, oggi due dei quattro stabilimenti cinesi della Honda hanno dovuto fermare la produzione dopo il secondo sciopero nel corso delle ultime due settimane (il primo aveva fermato la produzione in tutti e quattro gli impianti). Attualmente la casa giapponese produce in Cina 650.000 autovetture all’anno e prevede di incrementare a 830.000, vista la costante crescita del mercato automobilistico cinese.

D’altronde, era prevedibile che il modello di capitalismo di Stato cinese, giocato sul basso costo del lavoro, non potesse durare a lungo. Quel benessere creato negli ultimi anni per alcune fasce della popolazione viene ora rivendicato anche da quei lavoratori sottopagati che lo hanno costruito. In parole povere: gli operai cinesi vogliono potersi comprare le auto che producono (e magari, un domani, avere il figlio dottore). Esattamente come è successo in tutti i Paesi industrializzati del mondo.

E’ un processo fisiologico e difficilmente i dirigenti di Pechino potranno ignorarlo.

Medio Oriente: condanna di Israele al summit in Turchia. Non poteva finire diversamente. La terza “Conferenza sull’interazione e la realizzazione di misure di reciproca fiducia in Asia” (Cica), che si è conclusa da poco a Istanbul, ha espresso una netta condanna dell’aggressione israeliana alla Freedom Flotilla. Il documento finale dell’assemblea ha ricevuto le firme di 21 su 22 Stati partecipanti. L’unico non firmatario è stato, per ovvie ragioni, Israele.

Tra i partecipanti al summit – un vertice composto da 22 Paesi, fondato nel 1990 per discutere temi sulla sicurezza comune in Eurasia – figuravano vari capi di Stato: Ahmadinejad per l’Iran, Assad per la Siria, Karzai per l’Afghanistan, Mahmud Abbas per l’Autorità Nazionale Palestinese e Vladimir Putin per la Russia.

Putin ha definito il blitz alla Mavi Marmara una violazione della legge internazionale e ha affermato che la Russia si rivolgerà alla Nazioni Unite affinché indaghino sull’accaduto. “Non possiamo permettere” ha detto ai giornalisti “che nuove fiamme divampino in Medio Oriente. Solleveremo la questione alle Nazioni Unite”.

ONU: il Consiglio di sicurezza voterà le sanzioni all’Iran. Oggi, invece, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite voterà la quarta risoluzione di sanzioni contro l’Iran. Il regime degli Ayatollah è sul banco degli imputati per il proprio programma nucleare, accusato di essere condotto per scopi militari e non civili.

La Russia, che aveva collaborato alla costruzione della centrale nucleare iraniana di Bushehr , si troverà oggi a dover condannare pubblicamente Teheran. Un voltafaccia, forse solo apparente, che non è comunque piaciuto ad Ahamadinejad. Il Presidente iraniano ha infatti avvertito la Russia di “fare molta attenzione a non schierarsi con i nemici dell’Iran”.