Il dubbio del Pd: Festa dell’Unità o Democratic Party?

Il Pd ha un nuovo vitale problema: dopo la massoneria e il simbolo ora tocca alla festa. Tutto nasce da una polemica circa la sua collocazione a Roma, bloccata inizialmente dalla sovrintendenza e ora nelle mani di Alemanno che si è preso l’impegno di non far mancare questo evento. La discussione che ne è seguita


Il Pd ha un nuovo vitale problema: dopo la massoneria e il simbolo ora tocca alla festa. Tutto nasce da una polemica circa la sua collocazione a Roma, bloccata inizialmente dalla sovrintendenza e ora nelle mani di Alemanno che si è preso l’impegno di non far mancare questo evento.

La discussione che ne è seguita ha riportato però l’attenzione sul nome della festa. Dal momento in cui Miccoli, segretario romano del partito, ha denunciato la possibilità che per la prima volta dal ’45 non si tenesse la Festa dell’Unità in città è partita la bagarre.

Subito è scattata la rivolta dei popolari ed ex della Margherita che hanno ricordato che ufficialmente la Festa dell’Unità non esiste da due anni e che con il Pd sia nata una festa dal nome Democratic Party.

E sul nome sono partiti pesanti paragoni per far capire che non sia una questione così secondaria per certi esponenti democratici

Miccoli dovrebbe battersi per l’organizzazione della “Festa dei Democratici”, visto che siamo un partito nuovo e guardiamo al futuro. Invece si lascia andare a una nostalgica difesa della Festa dell’Unità, espressione storica di un partito, il Pci, sciolto vent’anni fa sull’onda del fallimento sovietico. È una gaffe la sua? No, è qualcosa di più significativo e grave. Perdiamo voti, come Pd romano, proprio per questa ragione: spacciamo per nuovo il riciclo di esperienze logore e del tutto inadeguate

La questione assume toni tragicomici tra accuse e richieste di cambio di passo, gestione democratica della festa e commenti sulle deprimenti discussioni sull’aria fritta e sul declino ormai inarrestabile della manifestazione. In realtà già due anni fa furono molte le polemiche sull’abbandono della storica dicitura tra nostalgici diessini e futuristi margheritari che alla fine vinsero, riuscendo a imporre la novità anche nel nome vista la nascita del nuovo partito. Anche se poi alla fine Democratic Party sembra un po’ il titolo di uno spot con George Clooney.