Repubblica Ceca: cosa è cambiato con le elezioni del 28 e 29 maggio

Continua la collaborazione tra polisblog e Jeremy Druker, di tol.org. Questo venerdì parliamo delle elezioni in Repubblica Ceca, e di alcuni problemi – lo scontro frontale tra i due poli di governo – che ricordano molto da vicino anche le questioni nostrane. Buona lettura.Non ci arrivavano molte buone notizie dalla scena politica della Repubblica Ceca,

Continua la collaborazione tra polisblog e Jeremy Druker, di tol.org. Questo venerdì parliamo delle elezioni in Repubblica Ceca, e di alcuni problemi – lo scontro frontale tra i due poli di governo – che ricordano molto da vicino anche le questioni nostrane. Buona lettura.

Non ci arrivavano molte buone notizie dalla scena politica della Repubblica Ceca, negli ultimi tempi. Dominata dalle stesse vecchie facce e dagli stessi due partiti negli ultimi 15 anni, la classe dirigente locale ha regolarmente anteposto gli interessi personali o di partito a quelli della popolazione.

Ma le elezioni tenutesi lo scorso venerdì e lo scorso sabato – il 28 e il 29 maggio – hanno cambiato le carte in tavola, e altri cambiamenti potrebbero arrivare a breve. Queste elezioni sono infatti state un terremoto, che ha spazzato via l’insopportabile bipolarismo, a favore di volti nuovi, e soprattutto, nuovi partiti.

I due maggiori partiti del Paese, i socialdemocratici del CSSD e il partito ODS hanno perso qualcosa come 1,5 milioni di voti rispetto alle elezioni precedenti del 2006, ma nonostante l’emorragia di voti, si sono mantenuti rispettivamente al 22,1% e 20,2%.

Due nuovi partiti, il TOP09 e il VV (Veci Verejne/Public Affairs) hanno raccolto i voti degli scontenti, assestandosi su una doppia cifra, un ottimo risultato per due formazioni che si presentavano per la prima volta a una consultazione elettorale.

Le percentuali? Rispettivamente 16,7% e 10,9%, con i comunisti all’11,3%, unico altro partito a superare la soglia del 5%. Rimangono fuori dal parlamento i Verdi e i Cristiano Democratici.

Quattro segretari e leader di partito hanno rassegnato le loro dimissioni, compreso Jiri Paroubek della CSSD, che malgrado abbia vinto le elezioni, ha visto un drammatico calo delle preferenze. I risultati gli lasciavano poco spazio per creare una coalizione, e si è dimesso.

Paroubek non era molto amato, e in pochi lo rimpiangono: il suo stile a molti ricordava i burocrati dell’epoca comunista, e negli ultimi tempi era diventato per le nuove generazioni, il simbolo dell’arroganza del potere che perpetua sé stesso.

Oltre a questo, il leader socialdemocratico è in prima fila tra i colpevoli dell’abbassamento di livello della cultura politica nella Repubblica Ceca. Basti pensare alle sue passate discussioni con Mirek Topolanek, a lungo a capo dell’ODS, che rassegnò le dimissioni dopo commenti poco corretti su omosessuali ed ebrei.

Con Paroubek e Topolanek a dividersi il potere, a capo di due schieramenti che non si parlavano, per il Paese era impossibile arrivare a delle riforme condivise. Il momento più aspro del loro conflitto fu nel marzo 2009, quando Paroubek fece cadere il governo Topolanek nel bel mezzo della presidenza ceca della Comunità Europea.

Un antagonismo che ora potrebbe sparire. I partiti entrati in Parlamento – di centro e centro sinistra – si parlano e dialogano, e due dei leader, Karel Schwarzenberg di TOP 09 e Petr Necas dell’ODS, sono noti per essere figure dialoganti, e non nemiche a priori.

Oltre a loro, c’è anche un mistero da sciogliere: quello del partito VV. Guidato da Radek John, un ex giornalista investigativo nuovo alla politica ma non ai tabloid. L’orientamento politico stesso del partito non è ben chiaro.

In ogni modo, i partiti dovrebbero trovare un accordo: hanno ottenuto 118 seggi su 200, motivo per cui la situazione è lontano dallo stallo del 2006, quando un sostanziale pareggio tra destra e sinistra portò a un impasse e a un insipido governo centrista.

Le elezioni del maggio scorso hanno invece portato a una maggioranza solida: che dovrà anche prendere misure impopolari, sopratutto in tema fiscale, per ridurre il deficit.Già il 2 giugno è stato firmata una dichiarazione di intenti di ridurre a metà entro il 2013 il debito pubblico.

Per vincere anche alle prossime di elezioni, e portare avanti il progetto delle riforme, i partiti che sono usciti vincenti dalla recente consultazione, devono fare tesoro di una lezione: evitare la polarizzazione e lo scontro frontale, che hanno disgustato gli elettori.

Questo dovrebbe essere il loro mantra per i prossimi anni.