Esteri: Freedom Flotilla, intervista a Paola Canarutto, Rete ECO – Ebrei contro l’occupazione

Non si spengono le polemiche per il blitz della marina israeliana alla Freedom Flotilla. Gli attivisti internazionali sono da poco tornati nei rispettivi Paesi e già iniziano a rilasciare dichiarazioni dai contenuti drammatici.In particolare l’italiano Manolo Luppichini e gli attivisti turchi raccontano di corpi gettati in mare e pacifisti uccisi con un colpo alla nuca

Non si spengono le polemiche per il blitz della marina israeliana alla Freedom Flotilla. Gli attivisti internazionali sono da poco tornati nei rispettivi Paesi e già iniziano a rilasciare dichiarazioni dai contenuti drammatici.

In particolare l’italiano Manolo Luppichini e gli attivisti turchi raccontano di corpi gettati in mare e pacifisti uccisi con un colpo alla nuca a bordo della nave turca Mavi Marmara. Testimonanze, queste ultime, che per ora non trovano riscontro in prove o registrazioni.

La conoscenza completa dei fatti, insomma, è ancora lontana e siamo certi che della Freedom Flotilla si continuerà a parlare per molto tempo. Per quanto ci riguarda, continuiamo a voler approfondire le reazioni che l’accaduto ha suscitato a livello internazionale. Se ieri vi abbiamo raccontato delle manifestazioni dei palestinesi e degli arabi israeliani, oggi vi proponiamo l’intervista a Paola Canarutto, Presidente di Rete Eco –Ebrei contro l’occupazione, un’associazione ebraica pacifista che ha sostenuto la Freedom Flotilla.

Paola Canarutto, qual è la posizione di Rete ECO in merito alla vicenda della Freedom Flotilla?

Come tutti i gruppi, non sempre la pensiamo nello stesso modo, ma questa volta siamo concordi nel dire che si tratta di un atto criminale compiuto per proseguire un assedio a sua volta criminale, dal momento che Israele ha impedito alle navi di raggiungere i palestinesi rinchiusi nella Striscia ormai da anni, per punirli di aver eletto un governo Hamas. Troviamo inoltre criminale che siano stati uccisi dei pacifisti e, in particolar modo, che si sia scelto di colpire i turchi – evidentemente considerati meno umani degli europei.

Crede che l’aver assalito la nave turca sia stato quindi un atto deliberato?

Sicuramente è stato un atto deliberato l’aver colpito la nave turca anziché, ad esempio, quella svedese. Questo per un insieme di motivi politici. Innanzitutto perché così non si rischia un incidente diplomatico del calibro di quello che si sarebbe verificato se fossero stati colpiti europei. Poi penso che ci sia stato, da un lato, del razzismo, dall’altro, l’idea che i turchi sono musulmani – e che non fanno quindi parte della tradizione “giudaico-cristiana” dell’Europa. Questo anche se la Turchia è in rapporto di alleanza con Israele.

Che rapporti ha la vostra associazione con gli organizzatori della Freedom Flotilla?

Noi abbiamo dato il nostro contributo, anche economico, alla Freedom Flotilla, anche perché facciamo parte di EJJP (European Jews for a Just Peace), un’organizzazione che raggruppa associazioni ebraiche di 10 Paesi europei. Nella Freedom Flotilla, a bordo della nave svedese, era presente il presidente di EJJP, Dror Feiler, e un appartenente al JIPF, il gruppo svedese di EJJP, nella persona di un pediatra. Il 2 giugno, su Le Monde, un articolo ha raccontato del pestaggio di Dror da parte di forze di sicurezze israeliane.

Nel vostro statuto quale tipo di posizione avete nei confronti delle politiche portate avanti dallo Stato di Israele?

Ad unificarci, come dice il nostro nome, è l’essere contro l’occupazione. Per il resto, non prendiamo come gruppo posizione su uno o due Stati. Il testo base di EJJP, la dichiarazione di Amsterdam, è per “due popoli due Stati”. Tuttavia, dal momento che sono stata diverse volte in Cisgiordania, ora ho molti dubbi su quanto questa sia una soluzione realmente praticabile.

Avete contatti con le associazioni pacifiste israeliane?

Sì, abbiamo contatti con diverse realtà: una di queste è l’Alternative Information Center, che ha una direzione mista israeliana e palestinese. Altri gruppi con cui siamo in rapporto sono Gush Shalom, B’Tselem, Physicians for Human Rights, Coalition of Women for Peace.

Qual è la vostra posizione sulla decisione del Governo italiano di non votare la richiesta di un’indagine indipendente sull’accaduto, avanzata dal Consiglio dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite?

Non abbiamo preso una posizione ufficiale sull’argomento: sa, siamo sparsi in tutta Italia, riunirsi è una questione complicata. Ma siamo tutti assai sconcertati, per esprimersi in modo blando. D’altra parte, nessuno di noi ha votato PdL o Lega Nord….

In ogni caso, per avere un’idea completa della nostra posizione sulla vicenda della Freedom Flotilla, consiglio di guardare il nostro sito – in particolare l’articolo pubblicato da Giorgio Forti e quello di Miriam Marino , in risposta alle dichiarazioni di Fiamma Nirenstein su Il Giornale