Esteri: Freedom Flotilla, intervista a Barbara Antonelli dalla Cisgiordania

La vicenda della Freedom Flotilla è arrivata a una sua prima conclusione con il progressivo rilascio degli attivisti catturati (compresi i sei italiani). Fa discutere, nel frattempo, la decisione di Italia, Stati Uniti e Olanda di non votare la richiesta di indagine indipendente formulata dal Consiglio dei diritti umani dell’ONU. Mentre si moltiplicano le reazioni

La vicenda della Freedom Flotilla è arrivata a una sua prima conclusione con il progressivo rilascio degli attivisti catturati (compresi i sei italiani). Fa discutere, nel frattempo, la decisione di Italia, Stati Uniti e Olanda di non votare la richiesta di indagine indipendente formulata dal Consiglio dei diritti umani dell’ONU.

Mentre si moltiplicano le reazioni della Comunità internazionale e gli attivisti liberati iniziano a rilasciare le prime dichiarazioni, ci è parso interessante approfondire il punto di vista dei palestinesi in merito all’accaduto.

Abbiamo intervistato per voi Barbara Antonelli, che nei giorni scorsi ha seguito da Israele e dalla Cisgiordania le manifestazioni di protesta dei palestinesi.

Giornalista pubblicista, Barbara Antonelli collabora con diverse testate on-line (Nena-news, Peacereporter, Noidonne) e vive da un anno tra Roma e Gerusalemme. Ha lavorato come addetta alla comunicazione per una Ong in Italia e, successivamente, per tre anni come assistente di Luisa Morgantini seguendo la questione israelo-palestinese e accompagnando diverse delegazioni della società civile italiana con l’Associazione per la Pace…

Barbara, qual è il sentimento diffuso tra i palestinesi dei Territori occupati dopo i fatti della Freedom Flotilla?

Rabbia e indignazione per quello che è avvenuto, ma già da oggi (ieri per chi legge, Ndr) le città sono tornate alla normalità e si attende di vedere cosa accadrà alla nave Rachel Corrie, che è in rotta verso Gaza.

Si sono svolte molte manifestazioni di protesta?

In West Bank si sono avute molte manifestazioni spontanee soprattutto lunedì. Una prima manifestazione è stata indetta da tutte le ONG palestinesi e dalle organizzazioni per i diritti umani lunedì mattina. A mezzogiorno, oltre 300 palestinesi si sono dati appuntamento nella centralissima piazza di Ramallah e hanno sfilato fino alla rappresentanza turca per portare solidarietà alle vittime della Freedom Flotilla (5 sono turchi), ma soprattutto per condannare la violenza usata dalla marina militare israeliana.

Anche a Qalandya – il checkpoint che divide Ramallah da Gerusalemme – sono scoppiate manifestazioni spontanee e, negli scontri tra dimostranti ed esercito, una studentessa newyorkese di 21 anni è stata ferita all’occhio sinistro, che in seguito le è stato asportato. Anche martedì ci sono state nuove manifestazioni (ma in misura molto minore) sempre a Ramallah, Nablus e Hebron, dove sono state aperte mourning rooms (luoghi dove esprimere cordoglio).

Sempre lunedì si sono svolte manifestazioni e chiusure dei negozi nella città vecchia di Gerusalemme: i negozi del quartiere arabo hanno serrato le porte in protesta contro quanto avvenuto, soprattutto quando si era diffusa la notizia (poi attenuata) del ferimento grave dello Sheikh Saleh, figura di riferimento per la popolazione dell’islam politico palestinese, soprattutto a Gerusalemme.

Quindi si è trattato di manifestazioni spontanee e non organizzate dall’Autorità Nazionale Palestinese?

Sì, sono manifestazioni spontanee: l’unico esponente politico intervenuto alla manifestazione di Ramallah è stato Mustafa Barghouthi, segretario di Al Mubadara, ex Ministro dell’Informazione dell’ANP e membro del Parlamento palestinese.

Qual è la posizione ufficiale espressa dall’ANP in merito alla vicenda?

Mahmoud Abbas ha dichiarato tre giorni di lutto e l’ANP ha condannato con forza quanto avvenuto, ovviamente. Oggi (ieri per chi legge, Ndr) ha chiesto che l’indagine su quanto avvenuto e sulle morti dei 9 partecipanti sia un’indagine indipendente condotta dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Quali sono state le reazioni degli arabi israeliani?

Direi che è necessario dare attenzione alle proteste che si stanno avendo in questi giorni nella comunità arabo- israeliana, cioè tra i palestinesi che vivono in Israele e hanno passaporto israeliano.

L’High Arab Monitoring Group ha indetto subito, lunedì mattina, uno sciopero generale nei villaggi della Galilea e nelle città arabe di israele, sciopero che è stato rispettato da tutti, in villaggi e città quali Dir al Hana, Arabeh, Sakhin, Kafr Kana, con negozi chiusi e strade vuote.

Nazareth è stata la prima città dove c’è stata una risposta di massa alle news nelle prime ore di lunedì ed è anche il luogo dove martedì si è svolta la conferenza stampa di Hanin Zoubi deputata alla Knesset arabo-israeliana, che era sulla nave assaltata.

Manifestazioni si sono svolte anche a Akko, Jaffa e all’Università di Haifa, dove c’è stata qualche tensione tra studenti arabi (che condannavano le azioni della marina e esprimevano solidarietà ai partecipanti della Freedom Flottilla) e studenti ebrei-israeliani che esprimevano supporto all’esercito israeliano.
Già ieri alcuni partiti della destra israeliana hanno chiesto l’espulsione della parlamentare, quindi bisognerà vedere nei prossimi giorni cosa avverrà nella comunità arabo-israeliana.

Tu hai seguito anche le manifestazioni di protesta in Israele. Qual è stata la reazione della società civile israeliana in merito all’accaduto?

In Israele, associazioni pacifiste come Gush Shalom hanno subito indetto manifestazioni per lunedì sera a Haifa, Gerusalemme e Tel Aviv. Già a pranzo di lunedì alcuni pacifisti si sono dati appuntamento e sono andati al porto di Ashdod, dove le autorità israeliane hanno allestito il campo di detenzione per gli interrogatori.

La manifestazione più grande è stata a Tel Aviv lunedì sera; mi hanno detto quasi 100 persone, io personalmente ero a quella di Gerusalemme, a pochi passi dalla residenza del ministro israeliano a Gerusalemme, nel quartiere di Rekhavia.

Ma ci sono state anche molte manifestazioni spontanee in supporto di quanto accaduto e degli atti commessi dalla marina militare israeliana. Manifestazioni alla Università Ben Gurion, alla Hebrew Univesrity di Gerusalemme e di Haifa e domani ancora un’altra all’università di Tel Aviv.

Mentre i pacifisti israeliani manifestavano lunedì sera a Gerusalemme, tanti automobilisti israeliani, passando, li insultavano urlando loro di andare a vivere a Sderot. Altri hanno improvvisato cortei spontanei con cartelloni riferiti a Gilad Shalit , a pochi metri da piazza Parigi dove c’è il tendone permanente dedicato a lui

Che tipo di informazioni in merito alla vicenda siete riusciti ad ottenere nella West Bank? Le autorità israeliane hanno applicato una sorta di blocco dell’informazione?

È stato impossibile ottenere informazioni e contattare coloro che erano sulla Freedom Flotilla, soprattutto nelle ore successive all’assalto: tra le 4 e le 6 del mattino, prima che le prime notizie fossero inviate dalle agenzie. Come sai c’erano anche sei italiani: non sulla nave turca ma su una delle altre navi sequestrate e tra i fermati, interrogati ed espulsi. Fino a martedì non ne avevamo notizie. Ho successivamente saputo del loro rimpatrio