Regione Piemonte: 52 indagati per peculato e finanziamento illecito, c’è anche Cota

Con i soldi della Regione, in pratica, i consiglieri acquistavano vestiti in negozi di lusso della città sabauda, un “massaggio particolare effettuato da una ragazza non italiana”, gioielli da Cartier, abbonamenti al solarium, sedute ai centri benessere, champagne e vini pregiati.

I siti online titolano: “Terremoto alla Regione Piemonte”. In effetti, poco ci manca. La guardia di finanza di Torino questa mattina ha recapitato ben 52 avvisi di garanzia ad altrettanti consiglieri regionali, compresi il presidente Roberto Cota e il presidente Valerio Cattaneo. Le accuse vanno da peculato a finanziamento illecito.

E ancora: elettrodomestici (frigoriferi e televisori in particolare), mobili, un intero trasloco spesato. Nel carrello della spesa anche libri scolastici, filetti dal macellaio, un ciondolo per battesimo.

In totale, un milione e trecentomila miro di soldi pubblici utilizzati per fini privati. Il supermercato è rimasto aperto dal 2010 al 2012 senza che nessuno intervenisse. Gli euro destinati ai gruppi consiliari come rimborso spese per l’attività politica venivano usati per i fini più disparati, come abbiamo visto, tranne che per il motivo per cui erano stati concessi. A un consigliere è stato contestato pure il reato di truffa, per una fattura falsa.

L’inchiesta, che pare aver mosso solo i primi passi, è stata subito ribattezzata Sprecopoli e solleva un altro polverone su una Regione italiana. Scoperchia armadi pieni di scheletri. Solo otto consiglieri al momento sono immuni, ma di questi tre sono appena entrati e dunque la loro condotta non è stata ancora esaminata. Aldo Reschigna, capogruppo del Pd, in tarda mattinata ha annunciato le dimissioni. Giorgio Merlo ha chiesto che la giunta venga sciolta e che si vada al voto. Il leghista Cota si è dichiarato invece innocente e non ha alcuna intenzione di mollare: “Sono già stato interrogato e ho chiarito, non un euro è finito sul mio conto”.

Effettivamente, il procuratore capo Gian Carlo Castelli ha fatto sapere che “ci sono differenze rilevanti tra le varie posizioni”. Il Pdl si ritrova comunque con tutti i suoi consiglieri indagati, dal capogruppo Luca Pedrale al vicepresidente Angiolino Mastrullo, a Michele Formagnana. Colui che ha speso di più è arrivato a oltre 100mila euro. Tra pernottamenti in hotel, cene al ristorante e vini, il Pdl vince la palma del partito che più ha usufruito male dei fondi. La Lega Nord ha acquistato anche un giogo da bue, comprato da Gianfranco Novero. L’intero Carroccio avrebbe poi acquistato un vassoio d’argento con soldi pubblici, regalandolo poi all’assessore alla Cultura Michele Coppola che si sposava.

Pd e Sel non si salvano. Anche loro hanno utilizzato il denaro per pagare ristoranti e per viaggi. L’inchiesta vede affiancati il sostituto procuratore Enrica Gabetta e il pm Avenati Bassi, coordinati dal procuratore aggiunto Andrea Beconi. Idv e Udc hanno invece consumato pietanze particolarmente costose, oltre ad aver acquistato elettrodomestici. Mercedese Besso, ex governatrice del Piemonte, è accusata soltanto di finanziamento illecito. Avrebbe pagato un collaboratore della sua campagna elettorale del 2010 in ritardo, e la fattura sarebbe finita tra quelle del gruppo. La sua contabilità però, spiega un inquirente, è l’unica “scritta bene”.

I moralizzatori del 2013, il Movimento 5 Stelle, non possono dirsi innocenti. Con i soldi della Regione, si sarebbero finanziati viaggi in treno e benzina per viaggi che di istituzionale avevano poco. Per esempio: la marcia No Tav. Fabrizio Biolè, passato al gruppo misto dopo l’espulsione dal partito di Grillo lo scorso autunno, ha detto: “Ho già restituito circa 7mila euro al Movimento. Mi ero accorto di aver inserito per sbaglio spese di viaggio e ho rimediato subito con un bonifico”.