Varapodio, duplice omicidio fratelli Francesco e Carmelo Donato: le indagini

Varapodio, duplice omicidio fratelli Donato, il padre era stato ucciso nel 2000

di remar


I carabinieri non escludono alcuna ipotesi ma privilegiano la pista della vendetta legata ad ambienti della criminalità organizzata per venire a capo del duplice omicidio di ieri mattina a Varapodio, nella piana di Gioia Tauro. Le vittime sono Francesco Donato, 18 anni, e il fratello, Carmelo, di 26.

Entrambi sarebbero stati raggiunti da più colpi di fucile mentre sul loro trattore stavano andando a lavorare in località Due Querce. Francesco è morto all’istante, Carmelo in ospedale a causa delle gravi ferite riportate. I due fratelli erano pregiudicati. Il padre era stato ucciso in un agguato nel 2000, lo zio un anno dopo.

Carmelo Donato, il maggiore dei due fratelli, nel 2000 era stato testimone dell’omicidio del padre, Saverio Donato. Donato all’epoca aveva 15 anni e si trovava sull’autotreno condotto dal padre nel momento dell’agguato. Il giovane, sentito dagli inquirenti, aveva portato all’arresto dei due presunti responsabili dell’assassinio, Michele Alessi e Saverio Mammoliti.

Alessi sarà poi assolto, come si legge sul Quotidiano della Calabria:

I destini giudiziari di Mammoliti e Alessi, però, hanno avuto un epilogo diametralmente opposto l’uno dall’altro. Innanzitutto per la scelta del rito secondo il quale si sarebbe dovuto svolgere il processo che li vedeva come imputati. Mammoliti (…) scelse di affidarsi al rito abbreviato, mentre Alessi, difeso dall’avvocato Giuseppe Milicia, optò per l’ordinario. Per l’allora 23enne originario di Castellace di Oppido Mamertina, nipote del boss Saro Mammoliti, l’iter processuale è passato da una condanna a quindici anni e quattro mesi di reclusione inflitta dal Gup del Tribunale di Palmi, Giovanni Manzoni, sino a una pena leggermente ridotta in seguito alla sentenza emessa dalla Suprema Corte di Cassazione.

Contestualmente, Mammoliti, (uscito dal carcere poco tempo fa), ottenne l’assoluzione per non aver commesso il fatto in ordine alle accuse relative alla detenzione di alcune cartucce per armi da caccia e di un serbatoio bifilare per pistola. (…) I riscontri emersi dai dati forniti dai tabulati telefonici e dagli spostamenti di Alessi hanno dimostrato che lui con quella esecuzione non c’entrava nulla e che ad accompagnare Mammoliti nel corso dell’agguato era stata un’altra persona.

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