Presidente della Repubblica: i numeri per Franco Marini, la spaccatura del PD crea problemi

I numeri per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, anche senza Renzi e SEL al PD sarebbe potuto bastare un accordo con PDL e Montiani, ma il partito di Bersani è spaccato.

di


Aggiornamento ore 0.10 – Arrivano notizie importanti dall’assemblea dei parlamentari del PD in vista delle elezioni del Presidente della Repubblica (qui la diretta) che inizieranno domattina. In un clima surreale, con simpatizzanti radunati all’esterno che gridavano slogan contro la scelta di Bersani e dei suoi maggiorenti di sostenere Marini, il voto ha proposto una spaccatura interna più evidente di quella supposta. Ai 60 renziani si sono uniti altri parlamentari del Partito Democratico contrari alla scelta. Il risultato finale della votazione è di 222 favorevoli, 90 contrari e 30 astenuti. In sostanza il fronte è spaccato, senza considerare che SEL ha disertato la riunione avendo già deciso di votare Rodotà.

L’analisi sui numeri possibili viene modificata da questa ipotesi, con 90 contrari nel PD le possibilità di Marini nelle prime tre votazioni si assottigliano. Anche ipotizzando il voto compatto della corrente bersaniana del partito, quello di tutto il centrodestra e dei delegati di Scelta Civica si arriverebbe di poco lontani ai 672 necessari per la maggioranza qualificata.

Si arriverebbe quindi almeno alla quarta votazione, un tour de force difficile da sostenere per un partito democratico che Bersani sta portando all’implosione con la scelta di rompere definitivamente con Matteo Renzi su una scelta fortemente impopolare, almeno così appare, nella base. Qui sotto trovate le valutazioni “a bocce ferme” che non consideravano tanto rilevante la spaccatura interna al PD. Sarà interessante capire quali margini di manovra ci saranno per i franchi tiratori, inevitabili in questo tipo di voto, lo ricordiamo, segreto.

Marini eletto nelle prime votazioni, ci sono in numeri?

Franco Marini sarà il nuovo Presidente della Repubblica? I numeri, nonostante la secca bocciatura di Matteo Renzi, potrebbero esserci e già nelle prime tre votazioni.

Il Centrosinistra, inteso come l’insieme di tutti i deputati e i senatori del Partito Democratico e di SEL con in più i delegati regionali, può contare su 496 voti. Il Centrodestra, composto da PDL e Lega con i relativi delegati regionali, è a 270. Ci sono poi i 70 Montiani di Scelta Civica, i 162 del Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo e 9 indipendenti. Nelle prime tre votazioni il quorum è di 672 voti, in questo quadro anche immaginando un centrosinistra menomato dal voto difforme di SEL (circa 50 voti) e dei “renziani” (circa 60 voti) la somma del PD fedele a Bersani e del PDL+Lega con i Montiani raggiungerebbe circa 720 voti.

Certi non sarebbe un margine ampio, è tutto da vedere se la Lega si presterà sul nome di Marini, un monumento della “vecchia politica”, senza considerare la possibilità che il PD sia più diviso di quanto immaginato al momento e perda ancora più voti di quelli che avrebbe garantiti. Il tutto senza considerare franchi tiratori che nelle prime votazioni per l’elezione del Presidente della Repubblica sono sempre dietro l’angolo, pronti a spuntare. Certo è che non sembra così complicato per i “bersaniani” e il centrodestra arrivare ad un accorto nelle prime tre votazioni, senza parlare della quarta votazione quando bastano 504 voti per eleggere il nuovo Capo dello Stato.

I Video di Blogo

Ultime notizie su Presidente della Repubblica

Tutto su Presidente della Repubblica →