Ritrovata la storia dello scomparso Giovanni Ventura

Potrebbero riaprirsi le indagini per una storia dei primi anni ’90, quasi il copione di un film e purtroppo invece realmente accaduta e finita in orrore. Il 15 luglio del 1991 Ventura era andato a Roma con un commilitone per consegnare a un perito chimico del Tribunale un campione di stupefacenti sequestrato. I due carabinieri,

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Potrebbero riaprirsi le indagini per una storia dei primi anni ’90, quasi il copione di un film e purtroppo invece realmente accaduta e finita in orrore.

Il 15 luglio del 1991 Ventura era andato a Roma con un commilitone per consegnare a un perito chimico del Tribunale un campione di stupefacenti sequestrato. I due carabinieri, secondo una prima ricostruzione, avevano incrociato sulle scale del palazzo un uomo vestito da poliziotto insieme a un altro in borghese. Trovarono la porta dello studio aperta e il perito massacrato di botte, rapinato di un importante quantitativo di eroina e cocaina che aveva in consegna.

Durante le indagini Ventura, il suo collega e il perito contribuirono a definire un identikit fotografico del finto poliziotto che portò ad incriminare due uomini. La loro testimonianza fu anche determinante per la condanna degli imputati. Secondo i familiari questo fu un elemento che portò alla sparizione dei giovane fotografo.

Il carabiniere, riporta la Gazzetta del Sud edizione Catanzaro, si era poi congedato e rifatto una vita da fotografo. «Sono riusciti a trovarmi», le sue ultime parole prima di sparire per sempre. E’ stato identificato ora dalla scientifica il suo cadavere, nella vasca sotterranea di una fattoria dove si raccoglieva il mosto. Vicino a lui gli attrezzi del mestiere e altri effetti personali. Terribile la vendetta dei pusher locali, sempre che la morte si riferisca effettivamente all’episodio ricordato.

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