Beppe Grillo a Il fatto quotidiano: “Deluso da Napolitano. Bersani rinunci ai rimborsi così possiamo parlare”

Beppe Grillo, intervistato da Il fatto quotidiano, conferma l’apertura verso il Pd nel caso in cui il nome per il Colle sia Gabanelli o Rodotà.

Beppe Grillo ha rilasciato un’intervista a Il fatto quotidiano, il giornale diretto da Antonio Padellaro. E questa è già una notizia vista l’allergia del comico nei confronti dei media italiani. Già in passato tuttavia il leader del M5S aveva concesso un’intervista (o una chiacchierata, per meglio dire) a Marco Travaglio, che è vice direttore del quotidiano. Il servizio pubblicato oggi è comunque di Emiliano Liuzzi.

Il mattatore genovese ha innanzitutto ammesso che il nome di Milena Gabanelli rappresenta per lui una sorpresa visto che “ero convinto che uscisse Gino Strada o, forse, Stefano Rodotà”. In ogni caso Grillo ha speso parole di stima nei confronti della giornalista ed ha precisato che il fatto che il M5S abbia indicato un volto televisivo per il Colle non è un paradosso considerate le posizioni di Grillo e dei suoi sul tema dell’informazione in tv:

Ha vinto una donna di carattere, temperamento, una donna perbene. Non c’entra niente la tv, forse il piccolo schermo le ha dato un volto riconoscibile.

Grillo ha quindi detto che è “molto probabile” che alla fine Pd e Pdl trovino un accordo in modo da eleggere il nuovo Presidente della Repubblica prima del terzo scrutinio, piuttosto che convergere con i grillini su Rodotà (qualora Gabanelli e Strada si ritirassero, come molto probabile). Allo stesso tempo ha ribadito l’appello a Bersani:

Il Pd può votare Gabanelli. Non credo che sia una donna per loro impresentabile. Se poi vogliono presentare Giuliano Amato, il braccio destro di Craxi, facciano pure.

Grillo, che ha bocciato anche Prodi (“non è certo l’uomo del cambiamento”), si è detto “deluso da Napolitano” per quello che è accaduto dopo l’incontro formale al Quirinale per le consultazioni:

Ci siamo lasciati in un modo, poi lui è tornato coi saggi. Per prendere tempo. (Lui ci aveva chiesto) Se eravamo disposti a votare la fiducia al Pd. E noi abbiamo risposto che era il Pd a dover dare la fiducia a noi. Bersani voleva i nostri voti per insediarsi al governo. E continuare sulla strada tracciata fino a oggi. Noi non abbiamo firmato cambiali in bianco. C’è un governo. Vogliono votare la legge sul finanziamento ai partiti? Bene, Bersani si presenti con l’assegno da 49 milioni. Così possiamo parlare.

Il comico ha quindi ribadito la volontà di non accettare scorte per sè:

Non voglio scorte, ma la mia famiglia ha paura: mia moglie, i miei figli. Mi trovo le persone più svariate sotto casa. Alcuni hanno i microfoni, altri non so chi siano. Ma non intendo cambiare il mio modo di vivere.

Infine, dopo aver ammesso che “non saremmo arrivati dove siamo senza un pizzico di utopia”, ha escluso un suo ritorno in piazza, anche se non si capisce se tale risposta valga anche per una eventuale nuova campagna elettorale nei prossimi mesi:

Dopo questi non ce ne saranno altri (si riferisce ai comizi, Ndr). Io e Casaleggio stiamo incontrando imprenditori. Lui ieri a Torino, io piccoli imprenditori liguri. Ma ancora non hanno capito che l’approccio con noi non è quello che hanno con gli altri. Io non voglio i farmacisti o i notai che mi porgono i loro voti sul piatto in cambio di leggi di favore. Se è questo che cercano, possono restarsene a casa. Parliamo dei problemi. E di come si possono affrontare, non ci interessano gli affari di casta.