Omicidio Rea: non è di Melania il Dna nella siringa

Omicidio Melania Rea: prende sempre più corpo l’ipotesi depistaggio. Il dna

di remar


Il sangue trovato nella siringa conficcata sul seno sinistro di Melania Rea non apparterebbe alla donna uccisa il 18 aprile scorso. L’indiscrezione trapela dai risultati sulle analisi che i carabinieri del Ris di Roma hanno effettuato su circa 300 elementi repertati sul luogo dell’omicidio.

Il dna riscontrato in quella siringa apparterrebbe a una donna, così come di donna potrebbero essere le impronte di scarpe impresse nel sangue di Melania e trovate sul ballatoio dello chalet di Ripe, a poca distanza dal cadavere della 29enne.

All’esterno della siringa invece erano già stati isolati due dna, di una donna e di un uomo, non appartenenti né Melania né a Salvatore Parolisi. Il caporal maggiore dell’esercito indagato per l’omicidio della moglie si trova in carcere dallo scorso 19 luglio.

Si torna così a parlare del tentativo di depistaggio da parte dell’assassino (o degli assassini, o di un complice). Ipotesi presa in considerazione fin dalla scoperta dell’omicidio, il 20 aprile, con il ritrovamento del corpo di Melania nel bosco delle casermette di Ripe di Civitella (Teramo).

A terra di fianco al cadavere vennero rinvenuti anche un laccio emostatico, uno stantuffo di siringa e due cappucci per coprire gli aghi: una messa in scena che sarebbe stata realizzata con lo scopo di sviare le prime indagini. La siringa sarebbe stata raccolta altrove e poi conficcata sul corpo di Melania dopo il delitto.

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