Omicidio Giuseppe Calascibetta a Palermo: “pericolo guerra di mafia”

Palermo, le indagini sull’omicidio di Giuseppe Calascibetta ritenuto il boss di Santa maria di Gesù

di remar


Proseguono le indagini sull’omicidio di Giuseppe Calascibetta, 60 anni, ucciso due giorni fa a Palermo nel rione Belmonte Chiavelli a colpi di pistola.

Per gli inquirenti Calascibetta era un boss di un certo spessore, già a capo del mandamento di Santa Maria di Gesù e condannato per associazione mafiosa nel processo Borsellino bis sulla strage di Via D’Amelio.

L’uomo è stato raggiunto da due colpi di pistola, uno al torace e uno alla fronte. Il procuratore capo di Palermo Francesco Messineo ad Agr-CnrMedia ha detto ieri: “Il pericolo che riesploda una guerra di mafia a Palermo è concreto, si può dire che sia dietro l’angolo”.

“Esistono in determinati quartieri della città situazioni di grave tensione. Sono zone meno colpite dai provvedimenti giudiziari e dall’azione della polizia” – ha aggiunto il pm .“Siccome alla base di tutto ci sono l’attività di estorsione e la ripartizione dei proventi delle estorsioni è evidente che il sorgere di contrasti nella stessa zona fra persone che tendono ad assumere il controllo di questa attività è sempre concreto e attuale.”

“Nel caso di Calascibetta si trattava di un esponente mafioso non di vertice, ma di ‘buon livello’, che era stato scarcerato da tre anni e che probabilmente, dopo l’arresto di altri soggetti nella stessa zona, aveva ipotizzato o tentato di subentrare. In questa situazione c’e’ sempre il pericolo di un’azione ritorsiva da parte di altri appartenenti all’organizzazione”.

Naturalmente stiamo cercando di fare fronte a quest’eventualità in tutti i modi possibili, però la Procura di Palermo in questo momento è in una condizione di grave debolezza, perché abbiamo un organico falcidiato dai vuoti e dalle carenze e quindi stiamo cercando di organizzare meglio tutto il dispositivo per controllare questa nuova situazione”.

Sulla figura di Calascibetta ieri il procuratore aggiunto di Palermo Ignazio De Francisci ricordava: “Calascibetta non era affatto una new entry in Cosa nostra. Vanta un curriculum criminale che risale agli anni ’80 e, subito dopo essere stato scarcerato, nel 2007, è tornato nei ranghi del mandamento di Santa Maria di Gesù”. “Dopo l’arresto dei capi locali i fratelli Corso, era lui il capo mandamento”.

Scrive stamattina Blog Sicilia:

Giuseppe Calascibetta, assassinato per ridisegnare lo scettro di comando in Cosa nostra?
Ho i miei dubbi e purtuttavia, quando si tenta di esaminare fatti di mafia, la cautela è d’obbligo. Io, nell’attesa che le investigazioni chiariscano le motivazioni dell’omicidio, sarei portato a ritenere che l’episodio criminoso potrebbe essere riconducibile a vetusti violenti fatti occorsi, appunto, negli anni ’80. In buona sostanza, ad una vendetta covata da diversi lustri. Invero, se Calascibetta è stato assassinato per soddisfare gli interessi di Cosa nostra, allora dovremmo pensare che la decisione sia stata assunta dalla “Cupola”, facendo supporre che la stessa sia tutt’ora operante. Non si può assassinare un Capo mandamento se non c’è l’avvallo degli altri Capi.

Via | Live Sicilia

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