Manifesto per Fare: Michele Boldrin (ri)prova a fermare il declino

Il professore rientra nel partito che aveva lasciato a febbraio per traghettarlo verso il congresso di maggio.

Le dimissioni di Oscar Giannino in seguito alle bugie raccontate su lauree varie e master statunitensi inesistenti avevano portato dritti dritti al flop elettorale di Fare Per Fermare il Declino, che aveva “conquistato” 1,12% dei voti alla Camera e lo 0,90% al Senato senza quindi riuscire a portare a casa neanche un eletto al Parlamento. Sembrava la fine di un’avventura che prometteva bene e aveva dato speranza ai molti liberisti anti-berlusconiani d’Italia. E invece, dopo un paio di mesi a leccarsi le ferite, Fare prova a fermare il suo declino (…) con un nuovo manifesto, lanciato da Michele Boldrin: professore padovano 52enne, considerato il “numero 2” assieme a Luigi Zingales che a febbraio aveva lasciato il partito.

Un nuovo sito (Manifesto X Fare) e una nuova proposta politica, che punta ad “andare oltre” e “costruire un soggetto più grande”. Va detto che il tentativo sembra abbastanza disperato, e che senza la figura carismatica – e la visibilità mediatica – di Oscar Giannino la risalità sarà molto dura. E va detto anche che Michele Boldrin intende prendere in mano il partito solo pro-tempore, per traghettarlo fino al congresso di maggio in cui lui, comunque, sarà candidato.

“La sostanza e la proposta politica sono ancora valide”, per questo Boldrin ha deciso di rientrare nel partito e provare a ricostruirlo da zero. Come spiega nei passi principali del nuovo manifesto programmatico: Oltre FARE per rinnovare l’Italia.

Ripartiamo quindi dal testo dell’appello di luglio e dal riconoscimento di aver parzialmente fallito nel perseguimento dei nostri obiettivi. Parzialmente, perché le idee che hanno deteminato la redazione del Manifesto e delle Proposte hanno generato una grande energia positiva che ha dato vita ad una eccezionale esperienza politica. Fallito, non solo perché non siamo arrivati al parlamento ma, soprattutto, perché il potenziale messo in moto si è infranto sui limiti di un’organizzazione approssimativa, di una dirigenza complessivamente non all’altezza e di una democrazia interna assai debole.

Non mancano le critiche, quindi, che si estendono oltre il solo Giannino e che confermano l’idea di un piccolo partito già abbastanza litigioso al suo interno. Ma adesso, auspica Boldrin, le cose possono cambiare; si può tenere il buono e buttare via il resto seguendo un percorso in due tempi:

Anzitutto, dobbiamo dare a Fare per Fermare il Declino un’organizzazione solida e funzionante sia su base regionale che nazionale, uno statuto ed un codice etico chiari e condivisi, un nuovo nome ed un programma politico maggiormente articolato. A questo deve servire il nostro Congresso Costituente. Raggiunto questo obiettivo, noi crediamo occorra avere l’ardore intellettuale e politico di andare oltre Fare per costruire – in un futuro prossimo e, auspicabilmente, prima della prossima scadenza elettorale – un partito politico o, almeno, una coalizione elettorale capaci di raccogliere il consenso di svariati milioni di elettori e di candidarsi al prossimo governo del Paese.

Obiettivo molto ambizioso, soprattutto se si considera che all’apice della sua popolarità Fare stentava a prendere il 4% nei sondaggi e sembrava comunque essere più un movimento d’opinione che puntava a influenzare la politica che un vero e proprio partito. Ma adesso Boldrin, con sprezzo della prudenza, auspica addirittura a costruire un partito da “svariati milioni di voti”. Come conferma anche in un’intervista concessa a Linkiesta:

“È il caso di riprendere assieme ad altri il percorso che era stato iniziato. Penso ai gruppi come Verso Nord, i delusi di Scelta civica, quelli di Italia Futura e tante altre realtà che possiamo aggregare. Purtroppo abbiamo fallito ma la sostanza e la proposta politica di Fare resta valida e può ancora funzionare. Voglio traghettare il partito fino a quando non sarà in grado di diventare una cosa diversa. Dopo di che è probabile che ci sia qualcun altro a prenderne la guida”.

Ma l’ottimismo di poter ridare vita al partito c’è tutto.

“Potevamo avere 2 milioni di voti e li possiamo avere ancora. Il cuore della nostra proposta si basava su meritocrazia e trasparenza per questo molti non ci hanno seguito dopo quello che è successo. Ci sono diversi gruppi dentro Fare che non concordano con la mia linea. Io sono convinto che finora siano stati fatti tanti errori. È stato sbagliato organizzare tutta la campagna elettorale intorno a una persona perché era l’unico riferimento”.