I Presidenti della Repubblica: Giovanni Gronchi (1955-1962)

La biografia del terzo Capo dello Stato Italiano

di guido

L’elezione e il settennato di Giovanni Gronchi sono emblematici, per molti aspetti, di quello che è stato il ruolo di Capo dello Stato soprattutto nella prima Repubblica: una nomina arrivata tra veti e franchi tiratori, un nome di secondo piano che supera gli altri, un mandato ambizioso ma non mantenuto.

Nel 1955, scaduto il mandato di Luigi Einaudi, la Dc è finalmente decisa a far eleggere un suo esponente, e il segretario Fanfani pensa al presidente del Senato Cesare Merzagora, che però incontra l’opposizione di una fetta del partito, perché ritenuto massone e perché non iscritto alla Dc. Al secondo scrutinio, la sinistra Dc si esprime per Giovanni Gronchi, presidente della Camera. Gronchi si rifiuta di ritirarsi, come richiesto da Fanfani, e al quarto scrutinio viene eletto (ed è lui stesso a leggere lo spoglio).

Nato a Pontedera nel 1887, Gronchi fu nel 1919 fra i fondatori del Partito Popolare Italiano e nel 1922 diventò Ministro dell’Industria nel governo Mussolini, da cui però si ritirò l’anno successivo assieme al PPI. Dall’omicidio Matteotti, fu uno dei principali teorici dell’Aventino. Negli anni ’30 lavorò come rappresentante di commercio, finché nel 1942 assieme a De Gasperi e altri esponenti cattolici non partecipò alla nascita della Democrazia Cristiana. Nel 1948, De Gasperi lo fa eleggere alla presidenza di Montecitorio per togliere di mezzo un rivale pericoloso.

Giovanni Gronchi: la gallery

Gronchi è infatti convinto della necessità di aprire a sinistra, e in particolar modo al Psi di Nenni e, in chiave internazionale, della possibilità di avviare una distensione con il blocco sovietico. Per questo la sua elezione nel 1955 è appoggiata da buona parte dei partiti di sinistra, sia per la stima nei confronti dell’uomo ma anche perché la nomina di Gronchi avrebbe portato (e così fu) alla fine del suo rivale Scelba, il temibile ministro dell’Interno che aveva represso le proteste di piazza. Ma Gronchi ricevette anche i voti delle destre e dei monarchici.

Aprì il suo settennato con alcuni storici viaggi all’estero, poi si ritrova a gestire anni piuttosto complicati dal punto di vista politico, soprattutto per la mancanza di una leadership forte nella Dc e per i tumulti nelle ali estreme degli schieramenti.

Nonostante sostenesse l’entrata nel governo dei socialisti, fu nel suo settennato che la destra ottenne di poter appoggiare un esecutivo. Accadde per la prima volta nel 1957: Gronchi incaricò Adone Zoli, un gregario della Dc, di gestire un governo monocolore di fine legislatura con l’appoggio del centrosinistra. Zoli però ottenne la fiducia solo grazie ai neofascisti. Zoli rimase in carica per più di un anno dichiarando però “sgradito” l’appoggio della destra.

Le cose andarono peggio nel 1960, quando Gronchi incaricò Fernando Tambroni, suo uomo di fiducia, di formare un “governo del Presidente”, di cui stilò in prima persona la lista dei ministri. Tambroni, contrariamente alle indicazioni di Gronchi, andò a cercare i voti del Msi e grazie a quelli ottenne la fiducia; per riconoscenza, concesse ai neofascisti di tenere il congresso del partito a Genova. Seguirono gravi scontri di piazza in tutta Italia con morti e feriti, e Tambroni fu costretto a dimettersi in fretta e furia.

L’episodio segnò irrimediabilmente il mandato e la reputazione del presidente Gronchi, che aspirava a farsi rieleggere e a lasciare un segno indelebile nella storia italiana. Il suo settennato si trascinò fino alla scadenza naturale nel 1962, quando il presidente cercò la sponda del potente presidente dell’Eni Enrico Mattei per una rielezione. E nelle elezioni del 1962 si ostinò a candidarsi contro il suo partito e rimase in corsa per diversi scrutini, senza mai avere però la reale possibilità di vincere. È stato però l’unico, finora, Capo dello Stato a chiedere esplicitamente un secondo mandato.

Un episodio curioso del suo settennato riguarda l’incontro con De Gaulle, nel 1959. Alla Scala di Milano, Gronchi non si accorse che un collaboratore non gli aveva avvicinato la sedia e, sedendosi, cadde a terra in diretta televisiva (qui il video).

Divenuto senatore a vita, Gronchi si è gradualmente ritirato a vita privata ed è morto a 91 anni il 17 ottobre 1978.

Foto © Quirinale.it

Giovanni Gronchi
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