Strage di Ustica: ministeri Trasporti e Difesa condannati a maxi risarcimento

Ustica: ministeri Trasporti e Difesa condannati a risarcimento. Cossiga disse: “sono stati i francesi”

di remar


I ministeri della Difesa e dei Trasporti sono stati condannati in sede civile al risarcimento di oltre cento milioni di euro a favore dei parenti delle vittime della strage di Ustica che costò la vita a 81 persone, tra cui 13 bambini. Era il 27 giugno del 1980 quando l’aereo di linea DC-9 Itavia dopo essersi squarciato in volo cadde in mare tra le isole di Ponza e Ustica. Solo 38 corpi saranno recuperati.

Il giudice del tribunale civile di Palermo non ha trovato riscontri al cedimento strutturale, così come alla tesi della bomba a bordo. Tutte ipotesi prese in considerazione in anni e anni di inchieste senza che sulla strage venissero accertati i tanti punti oscuri.

Ora questa sentenza, commentano i familiari delle vittime, potrebbe aiutare a risalire agli autori. Daria Bonfietti, presidente dell’associazione che li raggruppa, ha affermato: “Si tratta di un importante riconoscimento delle responsabilita’ da parte dei ministeri della Difesa e dei Trasporti sul nascondimento della verita’ ed e’ una affermazione della mancanza di sicurezza”.

Il giudice Paola Protopisani del Tribunale Civile di Palermo ha infatti condannato Difesa e Trasporti perché ritenuti responsabili di non avere garantito la sicurezza del volo civile della compagnia aerea Itavia, ma anche per l’occultamento della verità che sarebbe stato effettuato con depistaggi e distruzione di atti relativi alla strage.

Bonfietti ha sottolineato: “paradossalmente questo Paese è assediato dalla verità su Ustica nel senso che dal ’99 abbiamo una sentenza ordinanza del giudice Rosario Priore che dice che l’abbattimento del Dc9 è avvenuto all’interno di un episodio di guerra aerea. Poi il presidente del Consiglio di allora Francesco Cossiga ha detto che sono stati i francesi probabilmente ad abbattere il Dc9″

“Infine, il 15 giugno scorso i giudici civili di Palermo hanno condannato tre ministeri (dell’interno, dei trasporti e della difesa) a risarcire sei familiari di tre vittime, per non aver impedito l’abbattimento dell’aereo. Bene, ora mancano solo i nomi dei responsabili. A questo punto serve un impegno forte per chiedere ai Paesi che quella notte erano nei nostri cieli (Francia ma anche America e Libia) cosa è successo davvero”

«La sentenza – dicono gli avvocati dei parenti delle vittime – è stata depositata all’esito di una lunga ed articolata istruttoria, durata circa tre anni, nella quale il Tribunale ha avuto modo di apprezzare e valutare tutte le emergenze probatorie già emerse nel procedimento penale».

E ancora: “il risultato della vicenda processuale rende giustizia per la ultratrentennale tortura che i parenti delle vittime hanno dovuto subire ogni giorno della loro vita anche a causa dei numerosi e comprovati depistaggi di alcuni soggetti deviati dello Stato”.

Per i legali, sarebbe stato un missile, probabilmente di nazionalità francese o statunitense, ad abbattere il volo del DC9 Itavia. “Ci si auspica vivamente che chi di dovere, nell’ambito delle proprie attribuzioni parlamentari, avvii ogni opportuna, ed a questo punto indefettibile, azione nei confronti della Francia e degli Stati Uniti affinchè sia finalmente ammessa, dopo più di un trentennio, la responsabilità per il gravissimo attentato”

I legali sperano che “in concomitanza della caduta del regime di Gheddafi, la nazione sia direttamente informata del contenuto degli archivi dei servizi segreti libici nei quali si ha ragione di ritenere che siano contenuti ulteriori documentazioni rilevanti sul fatto. E ciò consentendosi un accesso diretto da parte dell’Italia senza alcuna manomissione”.

Il Dc9 secondo i legali dei familari delle vittime fu lasciato andare nella aerovia “Ambra 13”, che si intersecava con un’altra aerovia di tipo militare che sarebbe stata usata dall’aeronautica francese. Il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, deceduto il 17 agosto 2010, due anni fa disse:

“C’era un aereo francese che si mise sotto il Dc 9 Itavia e lanciò un missile per sbaglio”. Il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, ha ripetuto la sua verità sul caso Ustica, nel corso di una telefonata arrivata durante il Galà per la consegna del premio ‘Agave di Cristallo’ per il miglior linguaggio documentaristico consegnato ieri in tarda sera a Lerici a Giampiero Marrazzo per ‘Sopra e Sotto il tavolo’, una cine-inchiesta sul disastro aereo del Dc9 Itavia avvenuto la notte del 27 giugno 1980 e costato la vita a 81 persone.

“Non ho dato un grande contributo alla storia – ha detto Cossiga – ho solo raccontato quello che sapevo. Si è riaperta un’inchiesta su Ustica e ho testimoniato”. L’ex presidente, nell’intervista contenuta nel documentario, ha svelato che l’allora capo del Sismi gli riferì che sarebbe stato un missile, lanciato da un aereo francese per colpire un aereo libico con a bordo Gheddafi, ad abbattere il Dc9 Itavia sulle acque di Ustica. Cossiga, però, ha espresso la propria sfiducia sulla possibilità che in futuro venga fatta chiarezza: “Credo però che non si saprà mai nulla di più – ha aggiunto Cossiga – La Francia sa mantenere un segreto e si è sempre rifiutata di rispondere alle nostre domande. L’altro Stato coinvolto è l’ex Unione Sovietica” (archivio la Repubblica).

All’epoca dei fatti il ministro dei Trasporti era Rino Formica. Il Corriere delle Sera lo aveva intervistato dopo le dichiarazioni di Cossiga:

Sarebbe interessante una sua intervista su Ustica…
«Mi vergogno a parlarne», è la prima risposta di Formica, 83 anni, al Corriere.
Di che cosa si vergogna?
«Parlarne dopo 30 anni e dire alle famiglie che c’è ancora da scavare sulla verità è, per il Paese, un segno di impotenza o di ipocrisia».
Dovuto a che cosa?
«Questo è un sistema politico che non conta niente. Quando si rideva della storia del missile (la tesi che fosse stato un missile ad abbattere l’aereo, ndr), fui il primo al Senato, di fronte a tutti i gruppi parlamentari che accettavano la teoria del “cedimento strutturale”, ad affermare: attenti, potrebbe esser stato qualcosa di esterno. C’era la tesi del generale Rana».
Era stato il generale Saverio Rana, presidente del Registro aeronautico italiano, a dirle che il Dc9 poteva essere stato colpito da un missile.
«Valutando i dati dei radar, Rana lo riteneva razionalmente possibile. Siccome è escluso si trattasse di un missile di batteria italiana, e deve essere straniero, dovremmo ricavarne un paio di elementi».
Quali?
«Dopo 30 anni, il Paese non riesce ad avere spiegazioni da Stati non nemici. Alleati. Allora è un Paese che accetta di poter essere preso per i fondelli. E siccome in 30 anni non c’è forza politica che non abbia governato e messo mano negli archivi, se ne deve dedurre che la verità è in archivi non in questo Paese. Hanno governato tutti, pure extraparlamentari di destra e sinistra…»
(…) Formica, ma lei che idea si è fatto? Chi buttò giù il Dc9?
«Sto alle osservazioni di Cossiga. Ha detto: i francesi».
La strage di Ustica dimostra la scarsa sovranità dell’Italia.
«Il problema non è quanto è avvenuto fino agli anni ’80, quando la sovranità era determinata dalla divisione del mondo in blocchi, ma dopo».
Questo non è un palleggio? Al governo c’era lei, allora.
«No, non lo è. Perché tutti quelli al governo dopo si sciacquano la bocca sul fatto che la Prima Repubblica era assoggettata all’estero. Scusi, Obama se non sa che fare non chiede consiglio a Berlusconi? Putin non sa da qui i calzini da mettere? Non daremmo tanti consigli? Tanti consigli, tanti pernacchi. E Gheddafi? Vanno sempre sotto la sua tenda. E non si fanno mai spiegare nulla. Sia pure all’orecchio, come si dice in linguaggio massonico, dato che sono tutti massoni, a destra e a sinistra. Senta, sò tutti dei girella».

Foto | Il Messaggero