Ore 12 – Prodi novello Cincinnato?

Non è la prima volta che Romano Prodi annuncia il proprio “addio” dalla politica. In passato, nei momenti bui della propria depressione politica, avvilito e amareggiato soprattutto per l’ingratitudine “interna”, il Professore aveva lanciato il guanto di sfida: “io me ne vado”, inteso più come una minaccia (e una accusa) che una reale tentativo di

Non è la prima volta che Romano Prodi annuncia il proprio “addio” dalla politica. In passato, nei momenti bui della propria depressione politica, avvilito e amareggiato soprattutto per l’ingratitudine “interna”, il Professore aveva lanciato il guanto di sfida: “io me ne vado”, inteso più come una minaccia (e una accusa) che una reale tentativo di abbandonare la partita.

Un po’ come quello che sul davanzale minaccia “Mi butto! Mi butto!” ma spera arrivi il salvatore per farsi docilmente convincere a desistere dal gesto insulso. In nessun senso e in nessun modo Prodi può essere paragonato a Giuseppe Stalin, il dittatore comunista che faceva abbassare la cresta ai vari delfini (i pochi non fatti assassinare) con un sinistro presagio: “Come farete senza di me? Sarete tutti gattini ciechi”.

E adesso, senza Prodi? Possibile che i tre milioni delle primarie che lo incoronarono non battano un colpo? Il dubbio sul forfait del Professore resta: è uomo e politico integro, non un giovincello, ma ancora settantenne lucido e pimpante, con alle spalle una straordinaria esperienza politica e istituzionale (oltre che di manager) di livello internazionale.

Più volte in passato Prodi aveva ribadito: “Non sono uomo per tutte le stagioni” e quindi la coerenza imporrebbe l’abbandono. Ma la storia insegna che le stagioni della politica non sono come quelle del ciclo naturale. Non c’è bisogno di scomodare tutti i big della prima Repubblica, (da De Gasperi, Nenni, Fanfani, Moro, Andreotti, La Malfa, Spadolini, Craxi ecc. fino alla seconda Repubblica e oggi, forse a cavallo della terza, a Silvio Berlusconi) per dimostrare, appunto, che le stagioni politiche si possono adeguare alle opportunità e agli interessi della politica.

Per altro, non sempre negativi o ignobili. Un fatto è certo: Prodi è deluso non della politica ma del suo partito (oggi Partito democratico) del suo progetto (l’Ulivo) della sua coalizione ( di centro sinistra). Prodi si sente come “cane bastonato” da Veltroni e abbandonato dai “suoi” ex alleati che, chi più chi meno, hanno sbattuto la porta in faccia al Professore. Dopo la caduta del suo governo è stato tentato di fare il “colpaccio”, abbandonando il Pd, mettersi lui alla testa di un nuovo polo centrista di matrice cristiana, rilanciare il vero “centro-sinistra” degli anni d’oro.

Non è la prima volta che Prodi accarezza questo disegno, forse solo velleitario. Ma il Professore emiliano ha la stoffa per ripartire da zero e rischiare politicamente il tutto per tutto? No! Prodi comunque, al di là dell’annuncio d’addio, non è tipo “da togliere il disturbo”. Avversari e nemici (specie quelli dentro il Partito democratico, il partito chiuso oggi in un imbarazzante silenzio) non si illudano troppo. Il futuro di Prodi non sarà quello del pantofolaio a raccontar favole ai nipotini. Lo ritroveremo. Anche presto. “Il futuro è sempre bello”, annuncia sornione il Premier.

L’Italia, la politica italiana è piena di nani e nanetti. E di cialtroni. Per Veltroni, oggi Prodi è una presenza ingombrante, una zavorra, l’immagine perdente. E per l’Italia? Prodi non sarà come Cincinnato “Spes unica imperii populi romani” (ultima speranza per l’autorità del popolo romano) ma è davvero un peso morto da lasciare in panchina o un valore aggiunto da rimettere in campo? Con quelle parole “Il futuro è sempre bello” Prodi lancia un segnale positivo. Di compostezza e di speranza. E’ proprio di questo che l’Italia e gli italiani hanno bisogno. E, anche per questo, si può e si deve dire: grazie Prodi.

Ultime notizie su Governo Italiano

Tutto su Governo Italiano →