Processo Spartacus: cos’è in effetti un maxiprocesso?

Spartacus, processo al clan dei Casalesi è il libro da leggere in questo periodo, per dare a Gomorra di Saviano un pò di prospettiv a tridimensionale. Lo ha pubblicato Ancora del Mediterraneo, qui la scheda. Colonna rotta dice:Una guerra, combattuta in tutto il mondo, ma che parte da quello che ormai è tristemente noto come

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Spartacus, processo al clan dei Casalesi è il libro da leggere in questo periodo, per dare a Gomorra di Saviano un pò di prospettiv a tridimensionale. Lo ha pubblicato Ancora del Mediterraneo, qui la scheda. Colonna rotta dice:

Una guerra, combattuta in tutto il mondo, ma che parte da quello che ormai è tristemente noto come il triangolo della morte: Casapesenna, Casal di Principe e San Cipriano di Aversa. Scrive Cozzolino a proposito della minacce a stampa e magistrati: “”una storia inquietante ed emblematica allo stesso tempo che dimostra però quanta paura hanno i boss della camorra della parola che arriva a migliaia di persone oneste e libere””.

Di Spartacus si sente dire che è IL maxiprocesso per la criminalità organizzata in Campania e che sta per arrivare all’epilogo, ma poi rimane un mondo di cui non si sa nulla, tranne magari il fatto eclatante della lettera con le minacce al PM, ad una giornalista coraggiosa del Mattino e allo scrittore Saviano, letta in aula e firmata. L’intervista è qui, a parlare è Raffaello Magi, il magistrato che ha scritto la sentenza del processo Spartacus 1.

«La lettera è firmata da Bidognetti, uno dei capi condannati in primo grado all’ergastolo, e da Iovine, uno dei capi latitanti. E ha un messaggio chiaro: il legame tra chi è dentro e chi è fuori è sempre forte». Solitamente però i Casalesi, che con Nuvoletta sono i clan che più vicini alla mafia siciliana, hanno fatto del silenzio, del low profile, una scelta strategica. Questo clamore non potrebbe trasformarsi in un boomerang? «Certamente, anche perché è il segno che sono in difficoltà. Vedono stringersi i tempi di una decisione e reagiscono».


Del Tribunale in questione, dove si chiede oggi una nuova sezione d’Appello capace di accogliere una Procura della Direzione Antimafia, sempre Magi ci spiega la storia, grazie a Caserta Sette:

In Italia vi è una strana geografia giudiziaria, mutuata da equilibri raggiunti nei primi anni del 1900 e quasi mai modificati. Per questo nell’intera provincia di Caserta esiste un unico tribunale, localizzato, appunto, a Santa Maria Capua Vetere.

Ecco qui il tragitto seguito dal processo, in un blindato zeppo di incartamenti pieni di timbri e marche da bollo.

Napoli online:

Un furgone blindato è partito da Santa Maria Capua Vetere in direzione Napoli: a bordo, guardati a vista dalla polizia, i 550 faldoni del processo concluso il 15 settembre 2005 dalla Corte d´Assise sammaritana (presidente Catello Marano, giudice estensore Raffaello Magi) con 95 condanne, 21 delle quali all´ergastolo, e 21 assoluzioni mentre altri dieci imputati sono morti prima della conclusione del dibattimento.

Il processo di primo grado, iniziato il primo luglio 1998, si è snodato attraverso l´escussione di 508 testimoni, fra i quali 25 collaboratori di giustizia. L´interrogatorio di Carmine Schiavone, cugino del capoclan pentito dal 1993, è durato 49 udienze, addirittura 50 la requisitoria del pubblico ministero mentre 108 udienze sono state riservate alle arringhe dei difensori.

Ancora Caserta Sette, sulla gestione di un maxiprocesso, sempre nelle parole del magistrato:

Le risorse impiegate sono state ingenti: si è ricorso al sistema della videoconferenze per evitare la traduzione presso l’aula bunker del carcere di Santa Maria CapuaVetere dei detenuti ritenuti di maggiore pericolosità, sono state allestite due nuove aule bunker per terminare il processo in condizioni di regolarità e i magistrati impegnati hanno ottenuto la possibilità di seguire esclusivamente tale processo con esonero dagli altri affari. La camera di consiglio finale è durata per undici giorni ininterrotti, dal 5 al 15 settembre del 2005. La sentenza di primo grado, depositata nel giugno del 2006, si sviluppa per tremiladuecento pagine e ripercorre i sessantasette capi di imputazione del processo.

Il processo è anche un lavoro di gruppo in cui, chi tiene in mano le redini dell’organizzazione, deve sempre offrire linearità, sicurezza, efficienza e motivare adeguatamente le persone che lavorano al suo fianco. Quando ciò non avviene, in situazioni spesso complesse, non si riesce nemmeno a fare l’appello degli imputati e a verificarne la presenza.

Megachip qui, sul giorno della prima sentenza:

La lettura della sentenza ha assolto la quasi totalità dei politici coinvolti e dei rappresentati delle forze dell’ordine. Anche se il verdetto lascia ampi margini di dubbi sulla condotta di tutti i soggetti coinvolti. Il clan dei casalesi ama il silenzio, e hanno fatto sì che durante tutto il processo non si facesse troppo rumore a livello nazionale in merito a quanto si stava dibattendo nel tribunale di S.Maria Capua Vetere. Il giorno della lettura del verdetto, il tribunale è stato blindato. Non c’era solo un’aula bunker, ma tutto il circondario del tribunale è stato trasformato in un gigantesco bunker: oltre 200 tra poliziotti e carabinieri, cani anti bomba, due elicotteri in volo continuo nei cieli.

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