Matteo Renzi ma non solo: il Pd rischia la scissione?

Il Partito Democratico non ha ancora risolto le storiche tensioni tra ex Ds ed ex Popolari. Ma a mettere a rischio la tenuta dei democratici sono soprattutto Matteo Renzi (che non se ne vuole andare) e i Giovani Turchi, che guardano a Sel.

A volte viene da pensare che la scissione del Partito Democratico la vorrebbe chi nel Pd è sicuro di rimanerci. Nel senso che tanti democratici doc probabilmente sperano che Matteo Renzi faccia armi e bagagli e lasci quel partito che con lui proprio non riesce a fare la pace (si veda, ma è solo l’ultima in questione di tempo, la questione “grandi elettori”).

Il sindaco di Firenze l’ha ripetuto mille volte: “Resto nel Pd”. Ma – stando almeno alle ricostruzioni di Repubblica – sono i renziani che non hanno tutta questa convinzione di rimanere nel partito: ieri i parlamentari ‘rottamatori’ avrebbero discusso della possibilità di separarsi dalla truppa democratica, un chiaro primo passo verso la scissione. È stato lo stesso Renzi a stoppare tutto e a ribadire per la centesima volta – com’è ovvio per uno come lui che ha il mito degli USA – che non vuole fare un partito personale: “Io non lascerò mai, neanche morto, il mio partito. Però dico: smettiamola con gli attacchi personali. Odio i partitini personali e credo nel bipolarismo: nel centrosinistra chi è di centrosinistra e nel centrodestra chi è di centrodestra. Se qualcuno nel Pd spera che io vada via, si sbaglia”.

E così Renzi frustra ancora una volta le speranze di quell’ala del Pd che – nella più pura tradizione masochista della sinistra italiana – vorrebbe che il ‘rottamatore’ si togliesse di torno, portando via con sé qualche milione di voti e l’unica risorsa credibile per il futuro del partito (piaccia o non piaccia) che è emersa negli ultimi anni.

Ci sono, però, altre componenti del Pd che sono in subbuglio. La divisione che ciclicamente continua a ripresentarsi è quella tra ex diesse ed ex popolari, che ogni tot tempo tornano a guardarsi in cagnesco e a minacciare di andarsene, come ha lamentato uno che invece questa frattura l’ha superata: Dario Franceschini.

Altri invece sono in subbuglio proprio perché Renzi continua a non andarsene e se un giorno prenderà il mano il partito lo porterà con sé al centro. Si tratta dei “giovani turchi” di Fassina & co. Si teme che sia in atto una marcia di avvicinamento nei confronti di Vendola, che potrebbe portare a una fusione con Sel in tempi non lontani. Certamente non finché Bersani è segretario e candidato premier del partito. Ma quando il mentore dei giovani turchi avrà passato la mano, non si può escludere nessuna ipotesi.

Ma sarebbe così un grave danno? In fondo in Italia il bipartitismo non si è mai fatto ed è fallito pure il bipolarismo. In questa situazione la forza accentratrice del Pd – che prosciuga tutti i partiti alla sua destra e alla sua sinistra – non fa altro che sovraccaricarlo di tensioni. Se in un futuro non così lontano si desse la possibilità al Partito Democratico di sganciare le sue componenti di sinistra – che andrebbero a confluire per esempio in Sel rafforzando il partito e diventando un alleato naturale e di peso dei democratici – sarebbe così male?