Matrimoni Gay: le proposte di legge di Scalfarotto (PD)

Si sta facendo un gran parlare delle proposte di legge a favore dei diritti civili di omosessuali e contro l’omofobia del Movimento 5 Stelle (anche perché sono le loro prime). E così è sfuggito che delle proposte praticamente identiche sono arrivate dal deputato democratico Ivan Scalfarotto

Le proposte di legge del Movimento 5 Stelle su matrimoni gay, omofobia e cambio di sesso stanno rapidamente facendo il giro della rete. Ed è normale, visto che da tempo si attendevano le prime mosse parlamentari dell’M5S. Meno normale è che un ddl identico sia stato presentato dal deputato e vicepresidente del Pd Ivan Scalfarotto il 15 marzo (come ci ha segnalato un lettore), e nessuno ne abbia parlato.

Chiariamo subito che di proposte di legge ne saltano fuori una miriade, in continuazione, e che solo una minima parte di queste riesce a prendere la strada necessaria per diventare di legge, strada che impiega anni e anni. Il motivo per cui il ddl dei Cinque Stelle è salito agli onori delle cronache – a differenza di quello di Scalfarotto – è proprio il fatto di essere il loro primo. Ecco le tre proposte del vicepresidente Pd.

La prima è quella per ottenere il matrimonio egualitario (qui la proposta integrale)

L’articolo 1 stabilisce che il matrimonio può essere contratto tra due persone di sesso diverso o dello stesso sesso, introducendo il principio che il matrimonio è egualitario, nei requisiti e negli effetti, indipendentemente dal sesso delle persone che lo contraggono. Simbolicamente, questo principio viene inserito all’articolo 91 del Codice civile che originariamente conteneva il divieto di contrarre matrimonio tra ‘razze’ e nazionalità diverse, rifacendosi a leggi speciali in vigore fino al 1944. L’articolo 2 modifica alcune disposizioni dei codici civile e di procedura civile al fine di adeguarle al principio del matrimonio egualitario. In particolare, sono sostituite le parole “marito e moglie” con quella di «coniuge». Merita ricordare che la parola coniuge, al singolare o al plurale, è utilizzata già numerose volte nei predetti codici e ricorre molto più frequentemente delle parole marito e moglie.

Il secondo riguarda il contrasto all’omofobia e la transfobia (qui la proposta integrale).

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, anche ai fini dell’attuazione dell’articolo 4 della convenzione, è punito:

a) con la reclusione fino a un anno e sei mesi chiunque, in qualsiasi modo, diffonde idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o fondati sull’omofobia o sulla transfobia;

b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o fondati sull’omofobia o sulla trans fobia».

E infine la proposta di legge per la modificazione dell’attribuzione di sesso (qui la proposta integrale)

1. Ai fini dell’articolo 1, chiunque intenda modificare il sesso indicato nell’atto di nascita, deve farne istanza al prefetto della provincia del luogo di residenza o di quello nella cui circoscrizione è situato l’ufficio dello stato civile dove si trova l’atto di nascita al quale la richiesta si riferisce.

2. Nella istanza, il richiedente espone le ragioni a fondamento della richiesta, allegando idonea documentazione, rilasciata da una struttura pubblica o privata, consistente in almeno una relazione psicodiagnostica, che attesti la presenza di una disforia di genere.

3. Qualora il richiedente si sia sottoposto all’adeguamento dei caratteri sessuali primari mediante trattamento medico-chirurgico, allega all’istanza di cui al comma 2, la cartella clinica relativa all’intervento o idonea documentazione medica che attesti la sua esecuzione.

Tre punti identici a quelli presentati dal Movimento 5 Stelle, anche nei termini, nell’ordine delle leggi proposte e nei temi specifici. Una curiosa coincidenza?

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