Tommaso Currò e gli altri: chi sono i dissidenti del Movimento 5 Stelle

Tommaso Currò è uscito allo scoperto. 3/4 senatori sono dati per persi e la pattuglia dei ribelli continua ad allargarsi. Ecco i nomi dei ‘grillini contro Grillo’

Con l’arrivo delle prime proposte parlamentari del Movimento 5 Stelle (non senza polemiche) e l’occupazione della Camera, la questione dei dissidenti dell’M5S da qualche giorno è passata un po’ in secondo piano. Il che non vuol dire che tutto si sia pacificato. Anzi.

Ieri l’intervista a Piazza Pulita di Tommaso Currò, ‘capofila’ dei dissidenti del partito di Beppe Grillo, ha riaperto la questione: “Una forza di 8 milioni deve contribuire all’assetto del paese. Serve un governo con PD e Sel che sono emerse come forze di maggioranza, nel caso riuscissimo a trovare una base comune si possono aprire nuove vie per il paese. Se il Pd si allea con il Pdl avremmo perso tutti”. E a pensarla come Currò all’interno del Movimento 5 Stelle sono ormai parecchi.

Dai trenta che erano emersi nelle prime votazioni si è ormai arrivati ad almeno 40 ribelli (su 163 parlamentari pentastellati totali): Giulia Sarti ha addirittura steso un comunicato pubblico per spiegare la necessità di un “cambio di rotta”; Walter Rizzetto è sulla stessa linea; Fabrizio Bocchino ha espresso la sua posizione su Facebook: “Non dobbiamo dare la fiducia a governi, ma un dialogo col centrosinistra c’è già stato e c’è nei fatti. Ma allora perché non dialogare anche sull’elezione di un presidente della Repubblica, o sulla formazione di un governo a 5 stelle?”.

A questi vanno aggiunti anche i deputati Alessio Tacconi, Mara Mucci , Paolo Bernini, il siciliano Francesco D’Uva, Matteo Dall’Osso, Stefano Vignaroli e Vincenzo Caso. Tra i senatori ci sono anche i siciliani Mario Michele Giarrusso e Francesco Campanella (mostrando come nella pattuglia di siciliani, come si è visto nel caso dell’elezioni di Grasso alla presidenza del Senato, sono numerosi i “non-ortodossi”). Con loro anche la senatrice toscana Alessandra Bencini.

E iniziano a esserci anche i primi “mediatori” tra falchi e colombe: è il caso di Marino Mastrangeli, che segue la linea decisa da Beppe Grillo ma vorrebbe che si tenesse un referendum per sciogliere una volta per tutte le controversie sulla linea da seguire.

I primi dissidenti

5 aprile. Chi sono i ribelli del Movimento 5 Stelle? Il Fatto Quotidiano mette in fila alcuni nomi.

La conta è cominciata. Dicono che siano al massimo 9, i dissidenti veri, quelli disposti a parlare con il Pd. Nell’elenco finiscono subito Matteo Dell’Osso e Girolamo Pisano, i due che quel giorno, come Currò, votarono contro l’Aventino. Ma intorno c’è un’altra zona grigia, quella che con i democratici non parla, ma vuole far uscire dal Movimento proposte concrete e nomi da candidare al governo.

Tommaso Currò, i due che gli strinsero la mano il giorno in cui parlò in riunione contro la linea dell’M5S e gli altri che vorrebbero il dialogo col Pd. Ma ce ne sono anche altri:

I nomi salgono almeno a 30. C’è il veronese Tancredi Turco, per esempio, convinto che “siamo ancora in tempo. Proporre dei nostri nomi – dice – avrebbe un impatto mediatico fortissimo e costringerebbe il Pd a trattarci alla pari”. C’è la senatrice Alessandra Bencini, la sola (su 53) a confessare che se dovesse votare contro Bersani avrebbe dubbi e difficoltà. C’è Mara Mucci, uscita piuttosto provata dalla riunione di due giorni fa, quella in cui si è deciso per l’ennesima volta, che di nomi sul tavolo non se ne mettono. Ci sono i senatori che votarono Grasso e che potrebbero di nuovo trovarsi a scegliere il meno peggio (da Francesco Campanella a Mario Giarrusso). Ci sono i friulani Aris Prodani e Walter Rizzetto, astenuti sul tema.

Beppe Grillo li teme, perché sa che se non riuscirà a riportarli nei ranghi, se davvero decidessero di abbandonare il gruppo e passare a Sel o Pd, allora Pierluigi Bersani potrebbe rigiocarsi le sue carte per la presidenza del Consiglio. E se non Bersani, un altro nome scelto assieme. E a quel punto 8 milioni di voti e la linea radicale non avrebbero portato a nulla.