Il sabato del villaggio

Questa politica (si fa per dire) e questi politici (si fa per dire) hanno perso il senso della misura. La campagna elettorale è stata vissuta come un derby strapaesano. O, peggio, una sfida all’Ok korral. I leader, specie il premier Berlusconi, si sono superati, in negativo. Ma, scendendo dai vertici alla base della “casta”, i


Questa politica (si fa per dire) e questi politici (si fa per dire) hanno perso il senso della misura.

La campagna elettorale è stata vissuta come un derby strapaesano. O, peggio, una sfida all’Ok korral. I leader, specie il premier Berlusconi, si sono superati, in negativo.

Ma, scendendo dai vertici alla base della “casta”, i candidati territoriali, veri e propri cacicchi e sotto cacicchi, hanno solo scimmiottato (rarissime le eccezioni) i rispettivi capi, senza originalità e senza costrutto.

Leggendo e ascoltando gli appelli finali, sembra che a questo voto siano legate le sorti del mondo. Quando invece, per lo più, si tratta solo della carriera, prezzolata e grigia, o di consunti tromboni della politica, o di “novelli” esponenti della cosiddetta società civile, aggregatisi a questo o quel carro solo per cupidigia di potere, senza avere né passione politica e né preparazione e qualità amministrative e istituzionali.

Si assiste a una intelaiatura medioevale della politica. Di fatto, dall’alto in basso e viceversa, sono, trasversalmente, cordate di potere. Non è vero che c’è una parte che può dare lezione all’altra parte. Punto.

No, non c’è da stare allegri. E’ il punto più basso toccato dalla politica dal 1945 ad oggi. Questo è il frutto della seconda Repubblica, del finto e coatto bipolarismo Made in Italy.

Alla politica è stata tolta l’anima. Bisognerebbe avere il coraggio di uno sguardo antropologico sull’Uomo. E’ una questione culturale. Un altro passo e l’Italia fa l’ultimo giro di valzer.

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