Elezioni Regionali 2010: Berlusconi alla riscossa grazie al dominio dell’agenda-setting

Chi vincerà le elezioni regionali? Nel giro di poche settimane i pronostici sono oscillati da quello di una marcia trionfale del PDL a quello di una sostanziale tenuta del Pd in tutte le regioni che già governava, con annesse profezie di una drammatica crescita dell’astensione. Eppure Berlusconi ha dimostrato più volte di essere in grado


Chi vincerà le elezioni regionali? Nel giro di poche settimane i pronostici sono oscillati da quello di una marcia trionfale del PDL a quello di una sostanziale tenuta del Pd in tutte le regioni che già governava, con annesse profezie di una drammatica crescita dell’astensione.

Eppure Berlusconi ha dimostrato più volte di essere in grado di ribaltare i trend previsti effettuando spettacolari rimonte nell’ultimo scorcio di campagna elettorale. Se guardiamo a quanto sta accadendo in questi ultimi giorni, è abbastanza probabile che succeda anche questa volta.

Il punto centrale è quella del dominio dell’agenda setting; per settimane Berlusconi &co. sono stati costretti a reagire: a quella che sembrava una “nuova Tangentopoli” prima, al caos-liste e allo scandalo RAI poi. Altri (i giornali, le procure) imponevano il “tema del giorno”, mentre il PdL era costretto ad inseguire

Dalla manifestazione di piazza San Giovanni in poi però il centrodestra sembra essere uscito dall’angolo, tornando a dettare l’agenda della comunicazione politica. Grazie ad una strategia consolidata: spararle grosse.

Ripensiamo per un momento alla campagna elettorale del 2006. Anche in quel caso Berlusconi veniva da anni di governo, e partiva sfavorito nei sondaggi. Cosa fece? Cominciò a rilasciare dichiarazioni a raffica, una più provocatoria dell’altra. Ricordate il celeberrimo: “Non possono esserci così tanti coglioni che votano sinistra?

La notizia sollevò immediatamente una valanga di reazioni: politici scandalizzati, “popolo della sinistra” mobilitato con ironiche magliette “siamo tutti coglioni“, titoli sulla stampa di tutto il mondo. Tutti inconsapevoli probabilmente di fare proprio il gioco del Cavaliere, fornendo un’enorme cassa di risonanza alle sue dichiarazioni.

Il principio che guida i rush finali delle sue campagne elettorali è infatti molto semplice, e può essere riassunto dalla celebre frase di Oscar Wilde: “Che si parli di me, nel bene o nel male, purchè se ne parli“. E, potremmo aggiungere noi, “che non si parli di altro”.

Con le sue dichiarazioni Silvio vuole infatti ottenere tre obiettivi. Primo: ottenere il centro dell’attenzione mediatica. Due: suscitare una grande quantità di reazioni (che amplifichino l’impatto della notizia). Terzo: impedire l’affermarsi di qualsiasi altra notizia (sia essa un rapporto sullo stato dell’economia italiana o l’ultima dichiarazione di Bersani).

Infine, trasmettere un meta-messaggio molto sottile ma efficace: Berlusconi è attivo, fa, parla; è al centro dell’attenzione. Gli altri reagiscono, commentano, criticano… fanno note a piè di pagina; girano attorno, come dei satelliti sfigati.

Nel momento in cui soddisfa tutte queste condizioni, qualsiasi affermazione va bene. Il suo contenuto è del tutto indifferente: ecco spiegato perchè Berlusconi nell’ultima settimana di campagna elettorale sembra spesso “impazzire”, cercando ogni spazio televisivo possibile per lanciare i messaggi più provocatori possibili. Per poi tornare immediatamente alla calma e al silenzio appena incassato il risultato.

Se ci pensate, è proprio quello che sta accadendo in questi giorni: le continue telefonate alle trasmissioni televisive del mattino, le invocazioni di un nuovo presidenzialismo, gli insulti sempre più spinti alla magistratura. E soprattutto, le battute grevi e misogine di ieri sulla candidata Pd in Piemonte Mercedes Bresso.

Tutti quelli che, come me e come molti di voi (ne sono sicuro), si sono scandalizzati, hanno scritto commenti encomiabili, li hanno diffusi su Facebook, hanno in fin dei conti fatto campagna elettorale per il Presidente del Consiglio, anche se senza volerlo.

La situazione di una o due settimane fa, con il Cavaliere costretto a inseguire e commentare scandali quotidiani, dando un’immagine di deprimente passività, sembrano lontanissime. Non stupitevi quindi se alle regionali alla fine il PdL andrà ben al di là delle aspettative. Come nel 2006.

Foto | Vincenzo Cosenza.

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