Ore 12 – Non è il Pinochet italiano. E “solo” Silvio Berlusconi’

Quando “scende in campo”, Silvio Berlusconi lo fa a modo suo, di corsa. Tant’è che a ridosso di un voto definito “decisivo”, il Cavaliere 74enne sfida un giovane giornalista ad una gara sui cento metri. Per dimostrare la forma fisica, l’energia e le idee e lanciarsi sul vero prossimo e ultimo traguardo: il Quirinale. Per

Quando “scende in campo”, Silvio Berlusconi lo fa a modo suo, di corsa.

Tant’è che a ridosso di un voto definito “decisivo”, il Cavaliere 74enne sfida un giovane giornalista ad una gara sui cento metri. Per dimostrare la forma fisica, l’energia e le idee e lanciarsi sul vero prossimo e ultimo traguardo: il Quirinale. Per puntare al Colle, non sono però ammessi passi falsi “elettorali”.

Ecco perché il Premier, come sempre o addirittura più di sempre, tenta di trasformare anche questo voto in un referendum personale. Già poco importano i problemi nazionali di un Paese in declino: figurarsi se contano le Regioni, i Governatori, le Giunte locali.

Il fatto è che il partito del “predellino” è ovunque squagliato e i suoi candidati pesano poco e sono ancor meno credibili. Così calano ogni giorno le ambizioni di rivincita sul territorio, l’asticella è posta sempre più in basso, il trionfo troppo presto dato per certo poche settimane addietro, rischia di trasformarsi in una debacle per il Pdl, in una sberla per il Cavaliere.

Che, appunto, per evitarla, riattizza i fuochi, fa la vergine vittima ed è miseramente insolente (ieri con la Bindi, oggi con la Bresso), rilancia la sfida del “crociato” contro i … mulini a vento. Ma la lancia è spuntata, il messaggio, ripetitivo e stancante, non è più convincente. Continua ad annunciare sempre le stesse riforme perché quelle riforme non le ha mai fatte. E l’ombra di una astensione punitiva turba adesso il Cavaliere.

Quale futuro ha un Premier venerato da una supina e prezzolata corte medioevale, impegnato a risolvere le sue beghe di tipo giudiziario e affaristico, ad accendere pericolose micce e insensate polemiche, ad alimentare il culto della sua personalità, insofferente a ogni critica e ai contrappesi democratici?

Il Cavaliere non è il “Pinochet italiano”. Silvio Berlusconi è Silvio Berlusconi, “un doroteo a cui manca la prudenza e un giacobino sul punto di farsi incoronare”. Parola di Marco Follini, uno che se ne intende.