Elezione presidente della Repubblica: dal 18 aprile si riuniscono le Camere

Tempi rapidi per avviare il voto, ma non per l’elezione

di guido

La conferenza stampa di ieri, in cui Bersani ha parlato di possibili larghe intese sul Quirinale, apre ufficialmente la corsa all’elezione del nuovo presidente della Repubblica: ormai è chiaro, con buona pace di Berlusconi che avrebbe voluto si facesse altrimenti, che verrà prima il nuovo Capo dello Stato e poi il nuovo governo. E il secondo sarà espressione del primo, e delle scelte che porteranno all’elezione.

Il mandato di Giorgio Napolitano scade il 15 maggio, ed esattamente un mese prima, il 15 aprile, la presidente della Camera Laura Boldrini, d’intesa con la presidenza del Senato, avvierà ufficialmente la procedura per l’elezione convocando il Parlamento in seduta congiunta. La data prevista per l’inizio delle votazioni, secondo quanto riportato oggi da Repubblica, dovrebbe essere giovedì 18 aprile.

Nei giorni scorsi si era parlato di un possibile slittamento dovuto alle elezioni regionali in Friuli Venezia Giulia, che si terranno il 21 e 22 aprile, e dell’ipotesi che si dovesse aspettare l’ufficializzazione dei risultati per conoscere i nomi dei 3 delegati regionali. Ieri ha fatto chiarezza il consigliere Franco Brussa, che ha ricordato come i nomi dei tre friulani che parteciperanno al voto siano già stati decisi dalla giunta uscente: si tratta del presidente del Consiglio regionale Maurizio Franz (Lega Nord), il suo vice Luca Ciriani (Pdl) e lo stesso Brussa (Pd). Nessun ritardo, quindi.

Non ci saranno ritardi nemmeno per le altre regioni, visto che lo stesso Quirinale ha già da tempo chiesto alle assemblee di predisporre con rapidità i nomi dei delegati. Alla data del 18 aprile, saranno in tutto 1007 i rappresentanti che eleggeranno il nuovo Presidente, 945 tra deputati e senatori, 4 senatori a vita e i 58 delegati regionali. Per i primi tre scrutini è necessaria la maggioranza qualificata dei 2/3 dell’assemblea, cioè 671 membri. Dal quarto scrutinio in poi sarà invece necessaria la maggioranza assoluta della metà più uno, cioè 504. Nessuna coalizione ha i numeri per eleggere da sola il Presidente, ma il centrosinistra, con circa 490 elettori, ci andrebbe molto vicino, e quindi con l’appoggio di qualche montiano e/o qualche grillino potrebbe far eleggere un candidato d’area, come Prodi o Rodotà, sgradito al Pdl.

Ieri Bersani ha parlato di larghe intese per il Colle, ma ha anche rifiutato di incontrare Berlusconi in sedi “non istituzionali”, resta quindi da capire se davvero voglia trovare un accordo su un nome condiviso, o se la sua sia una tattica dilatoria per mantenere aperto il tavolo delle trattative e tenere quindi in mano il pallino del gioco almeno fino all’elezione del successore di Napolitano, a cui chiederà di poter andare alle Camere a chiedere la fiducia. Per questo, l’elezione di un personaggio espressione del Pdl sembra fuori discussione, mentre potrebbero spuntarla nomi graditi a Berlusconi come Marini, Amato o addirittura D’Alema, anche se è difficile che il Pdl decida di votarli espressamente

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