Stati Uniti, passa la riforma sanitaria: prima grande vittoria di Barack Obama

219 sì, 212 no. Sono questi i numeri della prima vera riforma di portata storica di Barack Obama, un cambiamento su cui il presidente stesso si è giocato parte della campagna elettorale e della faccia durante il primo anno di governo. Le parole del presidente sono state molto oneste: “Questa non è una riforma radicale

219 sì, 212 no. Sono questi i numeri della prima vera riforma di portata storica di Barack Obama, un cambiamento su cui il presidente stesso si è giocato parte della campagna elettorale e della faccia durante il primo anno di governo. Le parole del presidente sono state molto oneste:

“Questa non è una riforma radicale ma è una grande riforma. Questo è il vero cambiamento”

Non è una riforma radicale, parola così invisa al cittadino americano, come se l’ostilità a questa riforma non fosse stata radicale: bugie a tutto network, attacchi trasversali, addirittura accuse di nazismo. Per cosa? Per una riforma (qui una sintesi) che estenderà a 32 milioni di americani l’assistenza medica, e, questo è il punto, che va a colpire le lobby, potentissime, che guadagnano miliardi ogni anno sulla salute dei cittadini.

Non è una riforma radicale, diceva il presidente, e infatti non mette a posto la situazione della sanità americana, così come non tutela le fasce più deboli; però è un passo avanti importante e di portata storica, vista la storia recente degli Stati Uniti.

Un paese che fa del lobbismo una pratica politica, che è incastrato tra esportazione di guerre in Medioriente e migliaia di morti all’anno per le milioni di armi che vengono vendute liberamente nel paese.

Un paese che ha fatto della propria economia il principio di divisione tra bene e male, tra amici e nemici, tra alleati e terroristi. Obama, dopo i fallimenti in politica estera, dove peraltro si ritrova patate bollenti lasciate da Bush (che ci manca veramente poco), trova un’occasione di riscatto.

Da qui pare difficile comprendere come ci siano volute decadi per una riforma sanitaria tutt’altro che socialista, eppure questo può essere un passettino sulla scia del cambiamento promesso ma già realizzato con l’elezione del primo presidente afroamericano della storia.

Che non sta facendo miracoli, anzi sta deludendo gran parte di quelli che si aspettavano un rivoluzionario a capo della casa bianca, ma che se non altro ci sta provando.

Per questo va riconosciuta questa vittoria a Barack Obama, dopo più di un anno di pressione insostenibile e lobbismo schiacciante. Questa è la prima promessa mantenuta dal presidente afroamericano. Speriamo non sia l’ultima, ma solo il primo passo verso una democrazia più vera e più compiuta.