L’Italia che non molla: duecentomila persone sabato a Roma per il diritto all’acqua pubblica

Mentre a pochi km si esibiva il reality di governo, con pupi pupette e papi, a Roma sabato più di duecentomila persone hanno sfilato per difendere il diritto all’acqua, una battaglia fondamentale che sempre più importanza andrà ad assumere nei prossimi anni. In gioco c’è l’acqua come futura miniera, cosiddetto “oro blu”, opposta all’idea di


Mentre a pochi km si esibiva il reality di governo, con pupi pupette e papi, a Roma sabato più di duecentomila persone hanno sfilato per difendere il diritto all’acqua, una battaglia fondamentale che sempre più importanza andrà ad assumere nei prossimi anni. In gioco c’è l’acqua come futura miniera, cosiddetto “oro blu”, opposta all’idea di chi sabato ha ribadito che l’acqua è e deve restare un bene comune.

Alla manifestazione, promossa dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua e aperta dallo striscione “ripubblicizzare l’acqua, difendere i beni comuni”, hanno aderito enti locali, sindaci (di destra e sinistra), partiti (Sinistra ecologia e libertà, Prc e verdi) e sindacati.

Obiettivo comune: abolire il decreto Ronchi (che nel frattempo stava nell’altra piazza tra Brunetta Mussolini e la Santanchè) dello scorso novembre, che privatizza la gestione del servizio idrico stabilendo che la quota del pubblico debba scendere progressivamente nei prossimi cinque anni. L’acqua dunque, per il governo, è una merce.

Non si può dire che sia lo stesso per tutto il Pd, ma per i suoi vertici pare di si, con Bersani ancora più accanito nell’inseguire l’american dream di liberalizzazioni e privatizzazioni, evidentemente ignaro dei disastri degli ultimi vent’anni portati da questa politica economica a livello globale.

Il movimento a difesa dell’acqua è un caso estremamente virtuoso di movimento dal basso, con la società civile a fare da traino senza nessuna spinta dai partiti, semmai il contrario. Un movimento che è transnazionale, va oltre i confini per una di quelle battaglie di portata storica.

Uno dei leader del movimento è Alex Zanotelli, padre comboniano, che proprio sabato ha dichiarato:

Se nei prossimi mesi riusciremo a raccogliere le firme necessarie per far svolgere i tre referendum contro la privatizzazione dell’acqua e poi riusciremo anche a vincerli, sarà il primo colpo che verrà dato alla privatizzazione, che per ora sembra purtroppo vincere in tutto il mondo. A farne le spese sono come sempre i poveri e i deboli e se le cose continueranno cosi’ credo che ci saranno anche 100milioni di morti per mancanza d’acqua nel Sud del mondo

Ed è proprio questo il punto concreto e decisivo: dal 15 aprile partono infatti le firme per i tre referendum contro il decreto Ronchi, affinché l’acqua torni pubblica. Nonostante dunque l’attenzione dei media fosse tutta su un’altra piazza, sabato si ha avuto una dimostrazione a Roma dell’enorme quantità di persone che si spendono per delle battaglie assolutamente decisive per il futuro del paese e non solo.

A questo proposito, Gennaro Migliore di Sinistra Ecologia e Libertà ha dichiarato:

L’acqua pubblica è un diritto umano fondamentale, è trasparente ed è di tutti. La Sinistra è qui per questo.

Mentre Paolo Ferrero, segretario della Federazione di Sinistra, ha chiosato:

A Roma c’è chi manifesta per la sua impunità e chi vuole diritti uguali per tutti. Se ne renda conto anche il ministro Ronchi.

Importanti anche le parole di Nicola Zingaretti, presidente della provincia di Roma:

La gestione dell’acqua deve restare fuori dal mercato: questo e’ il profondo convincimento che oggi ha spinto queste persone a riunirsi a Roma in un solo grido che il governo non puo’ ignorare. Le migliaia di persone che stanno manifestando per la difesa dell’acqua pubblica sono la dimostrazione migliore dell’assurdità della decisione del governo di correre verso la svendita di un bene che appartiene alla nostra comunità e che, di fatto, sta per essere consegnato nelle mani delle multinazionali e dei privati. Una decisione preoccupante perché sembra celare una strategia per diminuire il valore di beni comuni la cui proprietà pubblica e’ da sempre un diritto inalienabile.

Evidentemente, l’Italia non è (ancora?) solo parrucconi, falsi profeti e portaborse obbedienti.