Elezioni Regionali 2010: polisblog incontra Emma Bonino

Al di là dei risultati (qui e qui trovate quelli dei sondaggi fatti da polisblog.it), della campagna elettorale che terminerà tra poche ore c’è da augurarsi che rimanga ben poco. Mai come le ultime settimane scrivendo di politica in molti hanno avuto l’impressione di raccontare un argomento distante dai cittadini.Distante dalle loro esigenze. Distante dalle



Al di là dei risultati (qui e qui trovate quelli dei sondaggi fatti da polisblog.it), della campagna elettorale che terminerà tra poche ore c’è da augurarsi che rimanga ben poco. Mai come le ultime settimane scrivendo di politica in molti hanno avuto l’impressione di raccontare un argomento distante dai cittadini.

Distante dalle loro esigenze. Distante dalle loro realtà. Distante dagli obiettivi che un buon amministratore dovrebbe darsi gestendo la cosa pubblica. Poche persone hanno accesso l’interesse dell’opinione pubblica.

Oltre a Nichi Vendola, candidato alla presidenza della Regione Puglia, una delle protagoniste più importanti di questa campagna elettorale è stata Emma Bonino che a polisblog.it spiega perché ha deciso di candidarsi.
Procediamo con ordine. Perché ha deciso di candidarsi alla presidenza della Regione Lazio?

Forse al mondo della politica e ai media sarà sfuggito, ma il fatto che la Lista Bonino-Pannella avrebbe concorso a queste elezioni lo abbiamo annunciato all’assemblea dei Mille a Chianciano all’indomani delle elezioni europee. Oltre sei mesi fa!

Una decisione dettata soprattutto dallo stato comatoso nel quale si trova lo stato di diritto del nostro paese. La mia candidatura non è altro che una fisiologica conseguenza di questa decisione.

Poi ho scelto il Lazio perché è la regione dove vivo da 35 anni e credo nelle sue grandi potenzialità. Ho rivestito cariche istituzionali, ma il confronto diretto con una realtà complessa come una regione per me è un modo nuovo di contribuire alla modernizzazione del nostro paese.

La sua candidatura è stata molto discussa. Come procede con il lavoro con il Partito Democratico?

Credo che alcuni non abbiano visto bene il sostegno che Bersani ha deciso di darmi sin dalla prima ora, ma al comitato elettorale e in giro per Roma e nelle province vedo un grande entusiasmo.

Con Bersani poi, ed è la prima volta che succede, c’è un dato di consultazione con i Radicali. Il resto appartiene al dibattito interno del Pd. Dove non c’è stato sostegno – e in questo sento la sconfitta – è nella autenticazione delle firme necessarie per far correre la Lista Bonino-Pannella nelle altre regioni.

Lei fa politico da molto più tempo di Paola Binetti. Secondo lei l’esponente politica ha abbandonato il Pd solo per causa sua?

Di tutta evidenza la mia candidatura è stata solo la goccia in un vaso evidentemente già colmo. Comunque la cultura del aut aut, del “o io o lei”, non mi appartiene.

Mai messi veti su nessuno, anzi penso che la contaminazione tra posizioni diverse sia sempre un arricchimento, a condizione ovviamente di essere disponibili a stare all’ascolto delle posizioni altrui.

Chi si occupa della sua campagna elettorale ha spesso sottolineato che lei e la sua avversaria siete donne più che persone. Cosa lei e Renata Polverini avete in comune? Cosa invece vi differenzia?

Spero davvero che non sia così. Più donne che persone…sarebbe il colmo! Io e la Polverini abbiamo fatto una unica scelta comune: quella di candidarci alla guida della stessa Regione. Per il resto tutto ci differenzia perché abbiamo idee e prospettive radicalmente diverse.

Negli ultimi mesi polisblog.it ha incontrato diversi esponenti riconducibili a Radicali (Marco Cappato, Mina Welby). Quegli incontri sono stati molto apprezzati dai nostri lettori. I Radicali, in Italia, per affermarsi e crescere hanno ancora bisogno secondo lei della televisione? Perché?

I Radicali hanno bisogno di raggiungere con i loro messaggi il numero maggiore possibile di cittadini. È una questione di democrazia. La televisione è evidentemente uno degli strumenti più utili a questo scopo anche considerando le imbarazzanti statistiche sulla percentuale di lettori di quotidiani in questo Paese. La domanda è perché ai Radicali non è  consentito di farlo come gli altri.

Lei è il simbolo della politica laica. Se venisse eletta in Lazio come cambierebbe il welfare della Regione?

Innanzitutto capovolgendo l’approccio da quantitativo a qualitativo. Una sanità sul territorio fatta di poliambulatori di prossimità e assistenza domiciliare piuttosto che di costosissimi posti letto generici trasformati in cronicari.

Un progetto che miri alla difesa del lavoratore piuttosto che del posto di lavoro, investendo sulle nuove strategie di welfare to work, basate su redditi di sostegno, continuità della formazione e reinserimento.

Questo solo per fare alcuni esempi. Per quanto riguarda il tema della laicità, questo ha a che fare non solo con il welfare: è un principio costituzionale e non una scelta politica.

Concludendo. Se Piero Marrazzo non fosse stato travolto da uno scandalo privato probabilmente a lei, oggi, questa opportunità  non sarebbe stata concessa. Secondo lei chi, e perché, ha sbagliato sulla vicenda riguardante l’ex governatore?

Ho già precisato più volte che sulla vicenda umana va tutta la mia vicinanza, per quella giudiziaria ci sono i magistrati, ma su quella politica le sue colpe sono evidenti. Chi ha il l’onore e l’onere di rappresentare i cittadini e governarli ha un inderogabile dovere di trasparenza e di responsabilità nei loro confronti.

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