Omicidio Carmela Rea: i pm di Teramo contestano nuova aggravante a Salvatore Parolisi

I pm di Teramo hanno aggiunto un’ulteriore aggravante per Salvatore Parolisi, in carcere da martedì scorso con l’accusa di aver ucciso la moglie Carmela Melania Rea. La difesa preannuncia battaglia


Si aggrava la posizione di Salvatore Parolisi, il caporal maggiore dell’esercito in manette da martedì scorso con l’accusa di aver ucciso, il 18 aprile, la moglie Carmela Melania Rea.

La Procura di Teramo, a cui è ufficialmente passata la competenza del caso, ha confermato in pieno le accuse contestate al 32enne dai pm ascolani ed ha aggiunto una nuova aggravante: la minorata difesa.

Questo perchè, secondo la ricostruzione del delitto, “la vittima era in condizioni di tranquillità, non si sentiva minacciata, né cercava di sfuggire a qualcuno che aveva identificato come un possibile aggressore“.

A questo punto Salvatore Parolisi, se il gip Giovanni Cirillo confermerà il suo arresto, dovrà rispondere alle accusa di omicidio volontario pluriaggravato dal vincolo di parentela, dalla crudeltà e dalla minorata difesa e vilipendio di cadavere in eventuale concorso con altri.

Mentre le indagini dei magistrati di Teramo proseguono, la difesa dell’uomo si sta muovendo per provare la sua innocenza. Oltre alla foto di cui ci siamo occupati ieri, i legali Valter Biscotti e Nicodemo Gentile hanno fatto sapere di avere “almeno dieci assi di briscola da giocare, uno domani, un altro, più potente, in settimana“.

Uno di questi assi sembra essere il ritrovamento di alcuni capelli trovati sul corpo della vittima, capelli femminili non appartenenti suoi:

La consulenza medico-legale della Procura racconta che sul corpo della povera Melania sono stati ritrovati più capelli. I primi rilievi dicono che si tratta di capelli di donna ma che molto probabilmente, anche per la lunghezza, non appartengono a Melania. Ci chiediamo perché, prima di arrestare Parolisi, questa fondamentale traccia non sia stata analizzata ed esaminata con l’urgenza del caso, tenuto conto anche del Dna femminile ritrovato sotto l’unghia di Melania. Questa evidente lacuna evidenzia un ulteriore macroscopico buco in un’indagine a senso unico sempre più fragile, sempre più ricca di palesi contraddizioni e di tanti, tantissimi dubbi.

Molto plausibile, secondo la difesa, che ad uccidere Melania sia stata una donna. Le indagini proseguono.

Via | Il Centro

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