Matteo Renzi: la strategia per conquistare il Pd

Le possibilità che si debba tornare al voto in tempi più o meno brevi continuano a crescere. E questa volta Matteo Renzi non si lascerà sfuggire l’occasione

Che farà Matteo Renzi se, come sembra probabile, si dovrà tornare al voto in tempi abbastanza brevi, forse addirittura a giugno? Sicuramente non si farà sfuggire l’occasione di prendere la guida di quel Partito Democratico che fino a questo momento ha fatto di tutto per evitare che la sua linea prendesse il sopravvento. Forte di quei sondaggi che continuano a mostrare come sia lui il leader preferito dagli italiani, il ‘rottamatore’ vuole conquistare il partito, la nomination a premier e infine la presidenza del Consiglio. Ma come?

Il problema sono le primarie: se si andasse davvero a votare a giugno, come in tanti ripetono, di certo non ci sarà tempo per rifarle. Ma per uno come Renzi, che non fa parte degli organismi di partito e non gode di simpatia nella classe dirigente del Pd (e le apparizione conciato in stile Fonzie non aiutano), quali alternative ci sono? Le strade sono tre.

La prima è quella più semplice, ma le cui forme sono ancora tutte da capire: una consultazione in stile primarie ma molto più veloce e che sia comunque sufficiente a permettere agli italiani di esprimere il loro voto direttamente. Quindi non un congresso allargato o riti politici del genere. Magari una forma più rapida e leggera delle primarie che si sono tenute questo autunno, ma senza ballottaggio, senza una campagna elettorale lunghissima, senza una direzione di preparazione ecc, ecc.

La seconda strada è quella più facile, ma quella che allo stesso tempo rischierebbe di rovinare l’immagine “altra” di Renzi: candidarsi alle primarie per la segreteria del partito. Il segretario è ancora Bersani, certo, ma già il prossimo autunno ci sarà il congresso del partito. E se si dovesse andare a elezioni anticipate, Bersani dovrebbe fare un passo indietro per non ostacolare con la sua ombra la nuova corsa del Partito Democratico. Insomma, si dovrebbe dimettere prima, permettendo di tenere le primarie per la leadership in tempi utili. Una soluzione più veloce delle primarie di coalizione, perché interna al solo partito e senza coalizioni da rimettere in piedi. Per Matteo Renzi sarebbe una novità assoluta, visto che ha sempre cercato di evitare la trafila partitica che passa dal diventare segretario, per non annacquare la sua immagine “nuova” con le modalità classiche della politica. Ma questa volta potrebbe essere la soluzione più funzionale.

Infine c’è la strada più lunga ma che il sindaco di Firenze preferirebbe: poter rifare tutte le primarie per bene. Per fare questo, è necessario che non si voti prima dell’autunno, e quindi che nasca un governo di scopo, di larghe intese, dal quale lui si terrà fuori, che porti gli italiani al voto sul finire del 2013. Così, ci sarebbe tempo per rifare la corsa entusiasmante delle primarie e presentarsi al voto senza quelle difficoltà e quegli appannamenti che le altre ipotesi portano con sé. Al momento, l’unica cosa sicura è che Matteo Renzi non ha nessuna intenzione di lasciarsi sfuggire una seconda occasione.