Dieci saggi e tanta confusione

Fra semplificazioni a mezzo stampa e verità, la non-soluzione di Napolitano traghetta l’Italia verso un futuro incerto.

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C’è spazio, in questo lunedì post-pasquale, per un po’ di riflessioni alla luce di quanto emerso dalle complicate consultazioni di Napolitano. Rigettata l’ipotesi delle dimissioni, il Presidente della Repubblica ha ritenuto di poter far qualcosa per il Paese, ancora una volta. Secondo il suo punto di vista, naturalmente.

Così, dopo il primo “blitz” (passatemi la semplificazione) che portò alla formazione del Governo Monti (salutato con spumante stappato in piazza dagli anti-Berlusconi, è bene ricordarlo), Napolitano, in un quadro politico che non offre alcun appiglio per la formazione di un Governo, ha trovato la sua soluzione.

Che, in realtà, è una non-soluzione, ma piuttosto un modo per prendere tempo.

Il Presidente della Repubblica ha deciso, infatti, di affidarsi a dieci personalità politiche e istituzionali, che la stampa ha già ribattezzato dieci saggi; ovviamente, li abbiam chiamati così anche qui su Polisblog, non è che ci si possa esimere dalle etichette che poi vengono, giocoforza, cercate su google. Però, anche se nella nomenclatura ci siamo adeguati al mainstream, possiamo spiegare un po’ meglio di cosa dovrebbero occuparsi, questi “dieci saggi” (che sono, per inciso, queste personalità). Citiamo direttamente dal comunicato ufficiale del Presidente della Repubblica:

«Mi accingo a chiedere a due gruppi ristretti di personalità tra loro diverse per collocazione e per competenze di formulare – su essenziali temi di carattere istituzionale e di carattere economico-sociale ed europeo – precise proposte programmatiche che possano divenire in varie forme oggetto di condivisione da parte delle forze politiche. Ciò potrà costituire comunque materiale utile: voglio dire anche per i compiti che spetteranno al nuovo Presidente della Repubblica nella pienezza dei suoi poteri».

Questo significa che le personalità dovranno individuare proposte che possano mettere d’accordo il grosso della coalizione che ha sostenuto, fino all’astensione del Pdl, il Governo Monti.

Insomma: il risultato delle elezioni 2013 è che abbiamo, attualmente, un Parlamento che non ha mai votato la fiducia ad un Governo dimissionario, già voluto da Giorgio Napolitano secondo la logica emergenziale, il quale viene improvvisamente resuscitato da Napolitano stesso. La cosa fa addirittura piacere a Beppe Grillo, che invece di impegnarsi, per esempio, a preparare una mozione di sfiducia nei confronti di un Governo che ha aspramente criticato scrive, sul suo blog:

«Il presidente Napolitano ha confermato ieri le nostre posizioni su Parlamento e Governo. In sostanza ha affermato che un governo (mai sfiduciato…) è in carica, sebbene limitato agli affari correnti, e sta operando in collaborazione con il Parlamento, anzi solo previo consenso del Parlamento. Ad esempio la Commissione speciale sta esaminando un provvedimento legislativo di carattere economico per sbloccare pagamenti alle aziende per 40 miliardi di euro con il contributo di tutte le forze politiche, tra cui il M5S, come espressione del Parlamento e non, come è avvenuto negli ultimi anni, attraverso atti di imperio del Governo con ripetuti decreti. In questa fase, infatti, per poter emettere un decreto di urgenza fuori dagli affari ordinari, il Governo deve chiedere l’autorizzazione al Parlamento. Al momento è la miglior soluzione possibile in un Paese che ha visto una serie di Governi che hanno imposto le loro politiche a Parlamenti svuotati di ogni autorità e significato, anche grazie al Porcellum che ha trasformato i parlamentari in “nominati”, in yes men».

Contento lui, contenti tutti (nel M5S, almeno, visto che il “capo” ha parlato, e quindi questo è il pensiero unico collettivo a cinque stelle), anche se c’è tanta confusione, in queste righe. In particolare, non si capisce dove sia la parte interessante e “migliore” di un Governo che debba chieder conto al Parlamento per il suo operato (la separazione dei poteri non è una fantasia erotica di qualche satiro, ma il modo migliore che si è trovato per evitare abusi degli stessi); un Governo, peraltro, che si guarda bene dal coinvolgere il Parlamento negli accordi che sta prendendo con l’Unione Europea. E che già parla di G8 a giugno, tanto per chiarirci.

I “dieci saggi” confondono le acque, e il tentativo di prendere tempo appare perfettamente riuscito: nell’antisistema non si riescono a partorire critiche che non siano legate alle dieci personalità, al fatto che non ci siano donne e via dicendo, mentre la scelta andrebbe criticata nel merito, a prescindere.

Eppure, alla fine, questa situazione fa comodo a tutti: a Grillo, cosicché i suoi abbiano ancora un po’ di tempo per capire come funzioni là dentro e per confondere le acque, al Pd, che deve preparare qualche paracadute per il suo futuro incerto, al Pdl, che così può preparare il terreno per le nuove elezioni, a Monti, che resta in sella da tecnico dopo essere stato politico.

Fa comodo a tutti, tranne che agli italiani. Ma poco importa: la maggior parte di coloro che chiamano all’indignazione del Paese, lo fanno per i motivi più eterogenei e sbagliati, e comunque non si respira affatto aria di cambiamento per le strade, o di persone che scenderanno in piazza coi forconi, o altro.

Intanto, il 1° luglio è previsto lo scatto dell’Iva al 22%. Qualcuno se ne sta preoccupando, a parte il Governo che ha voluto questa norma e che non gode più della fiducia del Parlamento?

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