Onida, gaffe a La Zanzara: le scuse a Napolitano e Berlusconi

I due “gruppi di lavoro” del Presidente della Repubblica: ecco chi sono e cosa fanno. E tutti gli aggiornamenti in tempo reale sul loro operato.

di guido

20.20 Valerio Onida si scusa, sia con Giorgio Napolitano sia con Silvio Berlusconi.

Ecco la sua nota:

«Esprimo il mio rammarico per l’imbarazzo che la pubblicazione può aver creato al Presidente, e le mie scuse a Berlusconi perché un mio giudizio privato, espresso in chiave ironica e autobiografica – ho detto che sono un suo coetaneo – diventando pubblico potrebbe averlo ingiustamente offeso».

La doppia gaffe di Onida

Onida è caduto in una delle solite trappole de La Zanzara. E si è lasciato scappare una gaffe niente male.

Secondo il costituzionalista il lavoro dei saggi

«è probabilmente inutile»

e

«serve a coprire questo periodo di stallo»

Questo è quel che si è lasciato scappare Onida, raggiunto al cellulare da un imitatore di Margherita Hack.
Insomma, in confidenza il “saggio” ammette quel che è già evidente a tutti: che Napolitano stia prendendo tempo, con questa trovata che non ha nessun precedente, nessun senso istituzionale.

Non pago, Onida ha anche invitato Berlusconi ad andare in pensione.

L’insediamento dei saggi

15.20: finiti i lavori di “insediamento” (anche se non si sa bene dove) dei dieci saggi, Napolitano ha ritenuto di diffondere un comunicato stampa che vale la pena di riportare in forma integrale, e di commentare paragrafo per paragrafo.

«Sabato ho proceduto in condizioni di particolare urgenza e difficoltà, data anche la coincidenza festiva, alla ricerca di persone che per funzioni di vertice in varie istituzioni e per esperienze concrete compiute in rapporto ad alcuni temi essenziali potessero dare il contributo richiesto. L’indubbio valore dei nomi da me subito resi noti, non mi ha messo al riparo da equivoci e dubbi circa i criteri della scelta o la non presenza di altri nomi certamente validi».

Questo lungo preambolo richiama i concetti di necessità e di urgenza e fa immediatamente riferimento alle polemiche: Napolitano si mette da subito al riparo schermandosi dietro all’indubbio valore dei nomi dei “saggi”. Poi il riferimento alla manzanza di donne, con tante scuse:

«Comprendo il disappunto che con accenti polemici si è espresso per non aver inserito in quella rosa delle personalità femminili, anche individuandole al di fuori di vertici istituzionali cui non abbiano avuto finora accesso. Mi dispiace e me ne scuso, pur trattandosi di organismi non formalizzati e di breve durata cui ho dato vita con obbligata estrema rapidità. Per nomine più sostanziali e di lungo periodo, come quelle che mi è spettato fare per la Corte Costituzionale e per il CNEL, ho dato il giusto peso alla componente femminile. E ai gruppi di lavoro ora istituiti saranno certamente ben presenti gli apporti venuti su molteplici temi da personalità femminili».

Quindi, lo sfogo che era già apparso sul Corriere della Sera:

«Vorrei però soprattutto cogliere l’occasione, visto che questa modesta decisione – perché si tratta di una decisione di portata assai limitata – ha dato luogo anche a reazioni di sospetto e interpretazioni francamente sconcertanti, per osservare che è del tutto ovvio che qui non si crea nulla che possa interferire né nell’attività del Parlamento, anche in questa fase in cui lavora nei limiti noti, né nelle decisioni che spettano alle forze politiche. Io mi sono trovato in una condizione di impossibilità a proseguire nella ricerca di una soluzione alla crisi di governo, data la rigidità delle posizioni delle principali forze politiche. E ho detto chiaramente che attraverso questi gruppi si può concorrere almeno a creare condizioni più favorevoli allo scopo di sbloccare una situazione politica irrigidita in posizioni inconciliabili. Questo non significa, se mi permettete, che questi gruppi di lavoro indicheranno un tipo o un altro di soluzioni di governo. Indicheranno quali sono, rimettendo un po’ al centro dell’attenzione problemi seri, urgenti e di fondo del paese, questioni da affrontare – sia di carattere istituzionale sia di carattere economico-sociale nel contesto europeo – anche permettendo una misurazione delle divergenze e convergenze in proposito».

Dopodiché, il Presidente della Repubblica ha già espresso apprezzamenti nei confronti del

«contributo che già questa mattina hanno cominciato a dare i Presidenti delle Commissioni speciali del Senato e della Camera per l’esame di atti di governo che sono strumenti previsti dai regolamenti quando ci sia una situazione di crisi di governo in atto e il Parlamento debba comunque pronunciarsi anche su provvedimenti legittimi del governo dimissionario in carica. Perché anche attraverso quello che ci hanno detto i due presidenti – l’on. Giorgetti e il sen. Bubbico – e come ho potuto vedere dai resoconti delle due Commissioni, si è lavorato in modo molto dialogante e costruttivo. Quindi, spero di aver chiarito così anche la questione della durata temporale dei gruppi di lavoro. Essa è segnata intanto dal fatto che sono gruppi che ho preso l’iniziativa di creare avendo io stesso un tempo segnato, come tutti sanno, e non pensando che siano gruppi di lavoro che scavalchino il tempo della mia presidenza».

Infine, la precisazione in termini temporali:

«Per essere utili, il tempo giusto è tra otto e dieci giorni».

Napolitano e i "saggi"

Il primo giorno al Colle

2 aprile 2013: è il primo giorno al Colle per i due gruppi di lavoro del Presidente della Repubblica.

Alle 11 Giorgio Napolitano convoca i sei “saggi” che devono occuparsi di temi economico-sociali ed europei: Enrico Giovannini (Istat), Giovanni Pitruzzella (Antitrust), Salvatore Rossi (Bankitalia), Giancarlo Giorgetti (Lega Nord), Filippo Bubbico (Pd) e il ministro Enzo Moavero Milanesi (Ministro dell’esecutivo Monti).

Alle 12, invece, tocca ai quattro istituzionali: Valerio Onida (costituzionalista), Luciano Violante (Pd), Mario Mauro (Scelta civica) e Gaetano Quagliariello (Pdl).

Nel corso di questi due incontri si dovrebbero chiarire alcune questioni. Per esempio: dove opereranno, i dieci. Con che mandato effettivo, con quali modalità e con quali conseguenze sulla vita politica del Paese.

Il tutto mentre Beppe Grillo boccia Violante e i “badanti” della democrazia, il Pdl fa le prove tecniche di voto superanticipato e il Pd, tanto per cambiare, non sa che pesci pigliare, incastrato nell’immobilismo.

Informali, ricognitivi, a tempo

Giorgio Napolitano

1 aprile 2013: dal Quirinale, dopo che sono arrivate critiche da parte di tutti – tutti all’infuori di coloro che non vedono l’ora di esaltare il grande senso di responsabilità del Presidente della Repubblica – a proposito dei cosiddetti “dieci saggi”, ci tengono a precisare che dalle riunioni di domani, 2 aprile 2013,

«risulteranno evidenti sia il carattere assolutamente informale e il fine puramente ricognitivo dell’iniziativa assunta dal Presidente della Repubblica sia i limiti temporali, d’altronde ovvi, dell’attività dei due gruppi»

Non solo. I medesimi incontri, si legge,

«offriranno anche l’occasione per ogni ulteriore chiarimento opportuno, di fronte a commenti nei quali ai più larghi apprezzamenti si sono accompagnati non solo legittimi dubbi e scetticismi ma anche timori e sospetti artificiosi e del tutto infondati»

Ma allora, se i dieci hanno «carattere assolutamente informale», se il fine è «puramente ricognitivo», se ci sono ovvi «limiti temporali», a cosa serve questa iniziativa di Napolitano, se non a prendere tempo e a crear confusione mantenendo in vita artificiosamente il governo Monti e rimandando a sine die quel che dovrà, prima o poi, accadere (ovvero, un ritorno alle urne)?

Chi sono i “dieci saggi”?


Sono stati resi noti dal Quirinale i nomi dei componenti dei due “gruppi” che stileranno il programma per il prossimo governo
Eccoli allora i “dieci saggi”, come sono già stati soprannominati i componenti dei due “gruppi ristretti” che, nelle intenzioni di Napolitano, aiuteranno la formazione del nuovo governo stilando un programma condiviso. O, nella lettura più critica, il “politburo” incaricato di commissariare la politica e fornire un governo chiavi in mano. Si tratta di dieci personalità provenienti dal Parlamento (in rappresentanza di centro, centrodestra e centrosinistra), dalle autorità di garanzia e altre istituzioni. Spicca l’assenza di donne, e di esponenti riconducibili al Movimento 5 Stelle. È vero anche che i grillini hanno rifiutato di fare dei nomi, e questa è la conseguenza.

Vediamo allora chi sono i dieci saggi suddivisi in due gruppi.

Commissione per le riforme istituzionali

Gaetano Quagliariello: docente di storia dei partiti alla Luiss, senatore del Pdl e vicecapogruppo a Palazzo Madama nella scorsa legislatura.

Mario Mauro: già capogruppo Pdl al parlamento europeo, ha lasciato il centrodestra per aderire a Scelta Civica con cui è stato eletto a Palazzo Madama.

Luciano Violante: presidente della Camera dal 1996 al 2001, in precedenza presidente della Commissione Antimafia. Professore di diritto, è entrato in Parlamento con il Pci nel 1979.

Valerio Onida: ex presidente della Corte Costituzionale, candidato con il Pd alle primarie per le elezioni comunali a Milano nel 2010, il suo nome era stato tra i papabili per il ruolo di premier tecnico la scorsa settimana.

Commissione per le riforme economiche

Enrico Giovannini: presidente dell’Istat e docente di Statistica ed Economia all’Università di Roma Tor Vergata.

Giovanni Pitruzzella: presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza (Antitrust), già consulente dei governi Ciampi e Dini, dirige la “Rivista di Diritto Costituzionale”.

Salvatore Rossi: vicedirettore generale della Banca d’Italia e membro del Direttorio, è stato a capo del Servizio Studi di Palazzo Koch.

Giancarlo Giorgetti: leghista, in Parlamento dal 1996, laureato in Economia, entra nel gruppo dei saggi perché nominato presidente della Commissione Parlamentare Permanente alla Camera.

Filippo Bubbico: senatore del Pd, ex presidente della Regione Basilicata, è a capo della Commissione Parlamentare Permanente al Senato.

Enzo Moavero Milanesi: ministro per gli Affari Europei in carica, fedelissimo collaboratore di Mario Monti, è docente di Diritto Comunitario in Italia e in Belgio.

Foto © Getty Images

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