Il PD dopo il voto: una partenza all’acqua di rose

Sono giorni strani quelli che stiamo attraversando. Giorni che riflettono l’incertezza di un paese sospeso tra un governo, il Prodi III, che sta per morire, e un altro governo, il Berlusconi IV, che sta per venire al mondo. L’unica nota di colore sono i ballottaggi per le elezioni amministrative, che riescono a tenere accesi i

di bruno

Sono giorni strani quelli che stiamo attraversando. Giorni che riflettono l’incertezza di un paese sospeso tra un governo, il Prodi III, che sta per morire, e un altro governo, il Berlusconi IV, che sta per venire al mondo. L’unica nota di colore sono i ballottaggi per le elezioni amministrative, che riescono a tenere accesi i riflettori sul mondo politico.

E il PD? Che sta facendo? Non molto, a dir la verità, tant’è vero che le cose più interessanti non le ha dette Veltroni, bensì Maurizio Crozza, nel video che vi proponiamo qui sopra.

Del governo ombra di Veltroni nessuna traccia, lo vedremo probabilmente dopo il giuramento del governo Berlusconi. Nella segreteria PD stanno probabilmente aspettando di vedere quale squadra di governo proporrà il Cavaliere, in modo da preparare al meglio la squadra “ombra”. Il resto delle attività democratiche però lascia francamente a desiderare.

Se non fosse stato per Di Pietro, Il PD non avrebbe partecipato al V2-Day, probabilmente per via di una diffidenza, se non addirittura di una antipatia, nei confronti di Grillo e del movimento che egli anima. Un’antipatia che può essere attribuita anche a Romano Prodi (“Il paese non è migliore della classe politica”, disse l’ormai ex presidente del Consiglio a Porta a Porta, riferendosi al primo V-Day), ma che continua con Veltroni.

E’ strano che il segretario di un partito che vuole essere moderno, post-ideologico, leggero ma anche pesante in termini di partecipazione popolare e di vita associativa dei propri iscritti, trascuri una fetta così grande di cittadini italiani. Il discorso che stiamo facendo è totalmente politico, non valutativo: dato che al primo e al secondo V-Day hanno partecipato così tante persone, perchè non dialogare con questa parte di paese? Perchè non cercare di attrarla verso le proprie posizioni? Perchè non cercare anche di cooptarla, in tutto o in parte?

La risposta è semplice: perchè il tipo di partito a cui pensano i grillini (o anche una parte di essi) è diverso dal partito Veltroniano, in tantissime cose: candidati, relazioni con la parte avversaria, rispetto per la Costituzione e le leggi, rispetto per l’ambiente, lotta alla mafia, eccetera. E allora, meglio lasciare stare, meglio far finta che questa parte di paese non esista, si lasci Di Pietro a cercare di trovare punti di contatto con i grillini.

Peraltro, l’antipatia della dirigenza democratica verso Grillo è ampiamente ricambiata. Ecco infatti un estratto del discorso fatto dal comico genovese in Piazza San Carlo a Torino, il 25 Aprile scorso:

[…]Ma cosa cazzo dicono. I condannati, prescritti, indagati e rinviati a giudizio sono diventati 70. Testa d’Asfalto ne ha 45 e Topo Gigio ne ha 13. Voi non li avete votati. Non potevate. Non eravate informati. Questa gente non la mettereste neppure a gestire un condominio. Avete fatto una croce, come delle bestie. Senza poter scegliere un candidato. Non siamo più in una democrazia.[…]
(tratto dal blog di Beppe Grillo)

Intanto, mentre nel PD si litiga sui capigruppo alla Camera e al Senato, Veltroni ha chiesto ai suoi di votare scheda bianca alle votazioni per i presidenti dei due rami del Parlamento. La scelta del segretario democratico è assolutamente inconcludente, e soprattutto rivela delle spaccature all’interno del partito. Perchè infatti non proporre un candidato di bandiera (anche senza l’UDC)?

L’unica spiegazione valida è che le varie correnti all’interno del PD non hanno trovato un accordo sui nomi da fare. Altrimenti, se Veltroni avesse detto di votare scheda bianca pur sapendo che il partito si sarebbe compattato su due nomi, le cose starebbero in modo diverso. Si verificherebbe l’estremo tentativo veltroniano di una contrapposizione soft con il PdL.

C’è un’altra possibilità. Se la motivazione reale fosse quella di un mancato accordo tra PD e PdL sulla seconda e la terza carica dello Stato, Veltroni avrebbe commesso un madornale errore di valutazione, perdendo una prima occasione di confronto-scontro con il PdL. Il PD avrebbe potuto presentare candidati autorevoli (a partire da Oscar Luigi Scalfaro) per marcare la differenza, anche in termini di cultura politica, con il PdL.

Insomma, Veltroni ha scelto per l’ennesima volta la strada buonista. Una strada pericolosa e irta di ostacoli. Difficile dire dove porterà.

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