Perugia, omicidio Meredith, periti Corte: no sangue sul coltello

Omicidio Meredith, periti corte di Perugia: no sangue sul coltello e gancetto reggiseno contaminato. Bongiorno “crollata prova regina”


Sul coltello che in primo grado è stato considerato l’arma del delitto di Perugia non c’era nessuna traccia di sangue. È quanto stabilito dai periti della Corte d’assise d’appello di Perugia Stefano Conti e Carla Vecchiotti presenti in aula all’udienza di stamattina.

Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati condannati in primo grado a 26 e 25 anni di carcere per l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher uccisa nella notte dell’uno novembre 2007. I due si sono sempre proclamati innocenti. Rudy Guede, già condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per il delitto di recente ha ribadito le accuse a loro carico.

La perizia ha riguardato le tracce di dna sul coltello e sul gancetto del reggiseno di Meredith. Già nell’udienza di fine giugno i periti avevano espresso seri dubbi sul fatto che il dna presente su quel coltello fosse di Meredith. Stessi dubbi sulla traccia di dna trovata sul gancetto del reggiseno della studentessa inglese e attribuita a Sollecito.

In generale in quell’occasione le obiezioni di Conti e Vecchiotti si appuntarono sulla correttezza delle procedure internazionali di sopralluogo, raccolta e campionamento. Conclusioni confermate oggi.

I periti hanno mostrato dei fotogrammi delle riprese effettuate durante il sopralluogo in cui venne repertato il gancetto del reggiseno di Meredith Kercher per mostrare come, a loro avviso, il reperto stesso sia stato toccato con dei guanti sporchi dagli operatori della polizia scientifica. I professori hanno detto di aver analizzato il video «fotogramma per fotogramma» che ha permesso loro di vedere come il guanto usato per raccoglierlo da terra fosse «sporco». Il professor Conti ha sostenuto che «si vede il segno di un guanto sporco», e che nel repertare il gancetto «non sono state seguite le procedure».

E anche sul coltello i professori Stefano Conti e Carla Vecchiotti hanno ribadito

che le indagini da loro eseguite al fine di accertare la presenza di sangue sul coltello e sul gancetto di reggiseno di Meredith Kercher «hanno dato esito negativo». Per i periti «la quantificazione degli estratti ottenuti dalle campionature effettuate sul coltello e sul gancetto non ha evidenziato presenza di Dna». Gli esperti hanno quindi affermato che sul reperto non c’era una quantità di Dna «idonea a un nuovo esame». Anche il gancetto di reggiseno è risultato in condizioni tali da rendere impossibile una nuova analisi delle tracce. I periti della Corte hanno quindi valutato il lavoro della polizia scientifica allo stato degli atti.

In aula era presente tra il pubblico – “sono qui per curiosità culturale” – il generale dei carabinieri Luciano Garofano, ex comandante del Ris che non ha commentato la perizia. Che, inutile dirlo, scardina due degli elementi centrali del processo di primo grado.”Oggi – ha detto Giulia Bongiorno, che difende Sollecito insieme all’avvocato Luca Maori – c’è stata una approfondita, chiara, inequivocabile analisi del dna sul gancetto del reggiseno, dna che era stato attribuito a Raffaele Sollecito e che era l’unico elemento per il quale Raffaele è stato portato a questo processo ed è stato condannato, questa che era la cosiddetta prova regina, oggi mi sembra che sia crollata”.

Bongiorno ha aggiunto: ”La parola contaminazione è una parola che è stata ripetuta più volte dai periti. Fino a che l’ha detto la difesa ovviamente si poteva pensare ad una tesi di parte, oggi mi sembra che questa contaminazione sia stata documentata dai periti, abbiamo assistito a dei fotogrammi nei quali si evince in modo chiarissimo che i guanti con i quali è stato preso questo gancetto di reggiseno, erano guanti sporchi. Queste non sono parole o giudizi, sono fotogrammi che attestano quella contaminazione di cui la difesa parla da anni. Peccato che questa la perizia è stata fatta soltanto adesso, la difesa la chiedeva da tantissimo tempo”.

”Raffaele è abbastanza incredulo – ha proseguito l’avvocato – perché queste nostre tesi le abbiamo più volte sottoposte in primo grado ai giudici e non erano state ritenute nemmeno degne di approfondimento”. ”Raffaele sottolinea che è una roba talmente evidente e non si capisce perché prima non sia stata approfondita”.

Via | Umbria 24

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