Israele e Stati Uniti: crisi storica dopo il viaggio di Biden a Gerusalemme?

“La più grave crisi degli ultimi 35 anni.”Così Michael Oren, ambasciatore israeliano a Washington, ha definito il momento di grande tensione tra Israele e Stati Uniti dopo la “Missione Biden”, in cui il vice presidente statunitense si è trovato davanti al nuovo piano del governo Netanyahu, che prevede 1.600 nuovi insediamenti in Cisgiordania e mette


“La più grave crisi degli ultimi 35 anni.”

Così Michael Oren, ambasciatore israeliano a Washington, ha definito il momento di grande tensione tra Israele e Stati Uniti dopo la “Missione Biden”, in cui il vice presidente statunitense si è trovato davanti al nuovo piano del governo Netanyahu, che prevede 1.600 nuovi insediamenti in Cisgiordania e mette a rischio il percorso di pace con i palestinesi. Quale, viene da chiedersi.

Più passa il tempo meno diventa credibile la “presunta volontà” di pace del governo israeliano, più aumentano i nuovi insediamenti in Cisgiordania più appare evidente come gli Stati Uniti abbiano fatto troppo poco in questi ultimi anni e ora non riescano neanche a far valere molto il loro peso sul processo di pace. Di certo Obama per la Palestina ha fatto poco o nulla.

Immagine|Flickr

Michael Oren oltre ad essere un ambasciatore è anche un importante storico mediorientale, è il suo giudizio sottolinea quella che è ormai più che una crepa nei rapporti tra casa bianca e governo di destra israeliano. Quando parla di crisi più grave degli ultimi 35 anni lo storico si riferisce al 1975, quando gli Usa fecero pressione su Israele per redistribuire le truppe che occupavano il Sinai dal 1967.

Le parole “nuove” di Obama dopo il famoso discorso del Cairo sono rimaste “lettera morta”, in una situazione in cui, se è vero che gli sforzi americani sono concentrati su Iraq e Afghanistan, è altrettanto palese che le tensioni tra mondo arabo e “occidentale” non potranno mai essere allentate finché non verrà seriamente affrontata la questione palestinese.

In questi ultimi due anni il governo israeliano sta facendo il bello e il cattivo tempo, calpestando qualunque aspirazione allo sviluppo di un processo di pace che possa portare alla famosa creazione dei “due popoli due stati”. Questo non può che portare ad un altro periodo di violenza infinita.

Se, come ha scritto più volte Noam Chomsky, “non si muove una foglia in Medioriente senza che ci siano volontà e interessi americani”, cosa dovremmo pensare del conflitto senza fine in Palestina? Che gli Stati Uniti non sono più una superpotenza, o che la tanto declamata volontà di pace della Casa Bianca non sia poi così reale?