Limiti e pregi della piazza (e dintorni). E l’Italia va Ko

Sbaglia chi fa. Ma anche gli assenti hanno sempre torto. Dice il saggio. Sbaglia il Pd di Bersani che ha scelto la piazza (ma non avrebbe sbagliato ugualmente, “disertandola”?) e sbagliano l’Udc di Casini e l’Api di Rutelli a “distinguersi”, stando fuori. Dissentire è un diritto, e farlo scendendo in piazza è un’espressione importante della

Sbaglia chi fa. Ma anche gli assenti hanno sempre torto. Dice il saggio.

Sbaglia il Pd di Bersani che ha scelto la piazza (ma non avrebbe sbagliato ugualmente, “disertandola”?) e sbagliano l’Udc di Casini e l’Api di Rutelli a “distinguersi”, stando fuori.

Dissentire è un diritto, e farlo scendendo in piazza è un’espressione importante della democrazia partecipata. Non si vive di solo tv. Il nodo è un altro.

Oggi, ovunque, in piazza e fuori dalla piazza, c’è l’assenza della “politica”.

A dominare è la propaganda, rozza, di basso profilo. La piazza non si misura solo nel numero dei partecipanti e nel colore dei loro capelli (per lo più bianchi). Si misura nella qualità di “proposta politica”, nella capacità del “messaggio” che dai partecipanti (sempre una minoranza) giunge nelle case degli italiani (la vera maggioranza del Paese).

Qual è il messaggio delle piazze di ieri? E’ un messaggio “minoritario”, “solo” di protesta, e solo di una protesta “dovuta” di una “parte”, di una parte dell’opposizione. E non è un bisticcio di parole.

Non solo il Pd di Bersani ha dimostrato ieri poca consistenza organizzativa (ben altre manifestazioni di massa si sono viste in passato, a cominciare da quella imponente di Veltroni ai Fori Imperiali) ma ha ribadito la propria inadeguatezza politica, con divisioni interne segnate dai mugugni degli ex Popolari.

Mancando di una “sua” strategia, il Pd si è dovuto accodare al popolo viola (comunque ammirevole), alle bandiere di Di Pietro (comunque solo impegnato a portar via voti al Pd), ai residui gruppi della residua sinistra (comunque fuori gioco, Vendola compreso).

Così è solo la riproposizione di una cordata (sfilacciata) legata dall’antiberlusconismo, una minestra riscaldata, l’antipasto di nuove sconfitte.

E gli altri? Giocano (Casini e anche Rutelli) sull’ambiguità di posizionamento geometrico (il centro ecc.), vivono di tattica per coprire l’inadeguatezze strategica. Di fatto, danno oggettivamente una mano al Cav. Stando nel mezzo, o sul davanzale, si ha buon giuoco nel criticare i due schieramenti ma si può apparire imbelli o addirittura complici.

I voti, vanno cercati fra gli elettori (delusi) del Pdl, non rubandoseli l’un l’altro l’opposizione.

Insomma, Berlusconi “merita” una forte opposizione. Ma non è questa opposizione a preparare l’alternativa. Né quella della piazza, né quella rimasta a casa.

Intanto l’Italia reale cala a picco: il debito pubblico cresce vertiginosamente, solo a gennaio 2010 è cresciuto di 26,7 miliardi di euro: quasi un miliardo al giorno. A fine anno, 2.081,5 miliardi! In un solo mese sono cinquantunomila miliardi di vecchie lire di debito! Cifre difficili anche da scrivere.

Il Governo del fare ha altro … da fare. Anche l’opposizione. Ci si può sempre consolare dando tutta la colpa a … Bettino Craxi!