Mafia, Caltanissetta: 27 arresti. Patto tra Cosa Nostra e Stidda

Un patto di non belligeranza per gli affari illeciti stretto tra cosa nostra e stidda 27 arresti in 4 regioni


Maxi operazione antimafia dalla Lombardia alla Sicilia con 27 persone arrestate e la scoperta di un patto di non belligeranza siglato dalle cosche nel Nisseno. Gli arresti sono stati effettuati dai carabinieri del Comando Provinciale di Caltanissetta in Sicilia, Lombardia, Umbria e Marche. Gli arrestati sarebbero esponenti di rilievo di Cosa Nostra e della Stidda di Mazzarino, comune di 12.500 abitanti in provincia di Caltanissetta.

Le misura di custodia cautelare sono state firmate dal gip di Caltanissetta su richiesta della direzione distrettuale antimafia e riguardano le accuse a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, traffico di stupefacenti, detenzione e porto illecito d’arma.

In particolare gli arresti sono avvenuti a Caltanissetta, Enna, Monza, Brescia, Cinisello Balsamo (Milano), Spoleto (Perugia), Fossombrone (Pesaro-Urbino), Sambuca (Agrigento) e Paternò (Catanzaro). A Mazzarino erano operativi due clan criminali, uno legato a Cosa Nostra e l’altro alla Stidda, che avevano stabilito un patto per dividersi i proventi delle attività illecite, estorsioni e spaccio di droga su tutte.

Inoltre gli investigatori hanno accertato che i boss in carcere comunicavano tra loro con i pizzini e avevano imposto ad alcuni imprenditori di assumere parenti per consentire loro di beneficiare dell’affidamento in prova ai servizi sociali al posto della galera. Nell’operazione sono stati impegnati, 130 carabinieri, elicotteri e unità cinofile.

La Stidda, cioè stella, è cresciuta all’ombra di Cosa nostra e a partire deagli anni ’80 si è scontrata con i Corleonesi che volevano penetrare nei territori tradizionalmente occupati dalla cosiddetta quinta mafia, storicamente radicata nel nisseno e nel ragusano, nella provincia di Agrigento e Caltanissetta.

Su Malitalia si legge qualche passo tratto dal libro di Giuseppe Ardica Baby killer. Storia dei ragazzi killer di Gela (Marsilio, 141 pagine, 13 euro).

«Noi eravamo l’ultima malapianta cresciuta in Sicilia, i pastori di vacche e di pecore diventati assassini. Capaci di ammazzare un innocente per un’occhiata di troppo. Per un niente.
Noi eravamo le nuove leve, i rampanti senza regole della delinquenza organizzata. I picciriddi che uccidevano per cinquecentomila lire al mese. I ragazzini che terrorizzavano ed erano rispettati e temuti da tutti. Noi eravamo come la gramigna, come l’erbatinta che non muore mai.
Noi eravamo la Stidda dei baby killer».

«La cosca degli esclusi, degli uomini tenuti ai margini: lontani dalla droga, dagli appalti, dalle estorsioni. Eravamo – racconta un suo esponente nel libro di Ardica – tutti giovani e giovanissimi. Tra di noi c’era pure chi sniffava. Tutti o quasi pastori ed ex guardiani di pecore, spacciatori di eroina, bari nelle bische che noi stessi avevamo messo in piedi per i signori e le signore annoiati dell’alta società. Eravamo decisi a farci largo: anche col sangue se fosse stato necessario. (…) Le regole le prendemmo in prestito dalle cosche della Stidda che erano già nate in tutte le province siciliane, esclusa Palermo. L’unica zona dove Cosa Nostra esercitava ancora il potere assoluto, chiudendo gli spazi alle teste più calde con le revolverate e i bidoni pieni di acido cloridrico».

«(…) Le promozioni, all’interno del nostro clan, sarebbero avvenute non per appartenenza familiare, ma per meriti acquisiti sul campo: per numeri di morti ammazzati e per i taglieggiamenti agli imprenditori andati a buon fine. (…) Alcuni degli uomini della nostra associazione si tatuarono la pelle, tra l’indice e il pollice della mano destra: cinque punti blu incisi con la punta di un coltello arroventata al fuoco dei fornelli a gas da campeggio a disposizione dei detenuti».

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