Ore 12 – Roma urne: Veltroni (più di Rutelli) sulle spine

E’ Veltroni, più che Rutelli, a stare sulle spine in attesa del risultato del voto di Roma. Il perché è semplice. Nel Pd c’è chi non ha “digerito” il responso del 14 aprile. Pesa la nuova realtà. Con il potere vero (e l’impero del sottogoverno) travasato dal Pd (ex Ds e Dl) al Pdl –

E’ Veltroni, più che Rutelli, a stare sulle spine in attesa del risultato del voto di Roma. Il perché è semplice. Nel Pd c’è chi non ha “digerito” il responso del 14 aprile. Pesa la nuova realtà. Con il potere vero (e l’impero del sottogoverno) travasato dal Pd (ex Ds e Dl) al Pdl – Lega.

Una sconfitta del Pd nella capitale potrebbe riaccendere il fuoco che cova sotto la cenere. Può sembrare strano, ma nel Pidì si discute ancora sui numeri del 14 aprile. Un grande successo per il segretario. Una buona tenuta per gli ex margheritini. Una quasi sconfitta per i dalemiani. Una debacle già annunciata per il prossimo giro (quando il Pd alle Europee sparerà – parole di Bettini – il suo secondo e forse ultimo colpo in canna) per i prodiani.

Ultimo (si spera) accenno ai numeri del 14 aprile: alla Camera Il Pd ha preso 12 milioni e 93 mila voti. Due anni fa l’Ulivo (quello di Fassino e Rutelli) prese 11 milioni e 931 mila voti. Cioè Veltroni ha preso 162 mila voti in più. Ma stavolta nel Pd c’erano i radicali (almeno 300 mila voti stimati da l’Unità). Veltroni ha quindi perso 138 mila voti. Ma due anni fa oltre l’Ulivo c’era il supporto alleato del 10 per cento della sinistra radicale, ridotta al tre.

Insomma, a parte il ko di Occhetto, il centro sinistra della seconda repubblica mai ha subito una così dura sconfitta da Berlusconi. Prodi ha vinto due volte, Rutelli fece la rimonta nel 2001. Questi i fatti, con il Pd al 33,1 % (non al 34 % come dice sempre Walter). Dov’è la vittoria? Non era già il Pci (da solo) di Berlinguer su quelle stesse percentuali nel 1975, nel ’76 e nell’84?

Se partito a vocazione maggioritaria significa sconfitta certa e perdita di potere nel Pd sono in molti a scuotere la testa. Così Veltroni è agitato. Rispuntano i baffetti di D’Alema (vuol rompere con Di Pietro e corteggiare l’Udc e riagganciare la “sinistra”). Ma anche Fassino, Bersani e tutti i nordisti uniti ai sudisti, limano gli artigli, delusi e scontenti.

In queste ore, dopo il niet dell’Idv sul gruppo unico parlamentare, ci si mettono pure i radicali a dar strattoni, fra l’altro all’attacco del Pd per come ha condotto la campagna elettorale su Roma.

Oggi Veltroni fa il tifo per Rutelli. Se l’ex leader della Margherita ridiventa sindaco, Walter può tirare un attimo il fiato e dedicarsi al partito. Andasse male, Walter non torni sul solito refrain: se il Pd perde le elezioni in Italia, è colpa del precedente governo (Prodi), se perde a Roma è colpa di chi c’è adesso candidato (Rutelli).

Domanda di un quotidiano a Veltroni: “Se il Pd perde a Roma, la sua leadership è indebolita?”. Risposta del segretario: “Sarebbe vero se fossi stato io candidato sindaco”. Abbiamo capito. In caso di sconfitta, stasera il cappio al collo toccherà a Rutelli.

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