Corruzione: Roma Ladrona e la Lega che “non perdona”

I manifesti della Lega Nord sono un punto fermo delle campagne elettorali italiane: inconfondibili, immutabili e di tale impatto da essere stati copiati (senza grande successo) anche da PD e Italia dei Valori. Recentemente a Milano è ricomparso perfino il celebre “Roma Ladrona, la Lega non perdona”, creato probabilmente già in periodo pre-tangentopoli e riproposto


I manifesti della Lega Nord sono un punto fermo delle campagne elettorali italiane: inconfondibili, immutabili e di tale impatto da essere stati copiati (senza grande successo) anche da PD e Italia dei Valori.

Recentemente a Milano è ricomparso perfino il celebre “Roma Ladrona, la Lega non perdona”, creato probabilmente già in periodo pre-tangentopoli e riproposto oggi, forse come risposta alla recente ondata di scandali-corruzione.

Tuttavia qualcosa è cambiato rispetto a 20 anni fa: la Lega ha infatti governato il paese per quasi 10 anni, di cui 7 dal 2000 ad oggi. Sembra sempre più difficile per il Carroccio presentarsi come partito estraneo alle logiche del “sistema” romano. Eppure più il paese sembra sprofondare nella corruzione, più Bossi & co. schizzano in alto nei sondaggi. Proviamo a chiederci il perché, dopo il salto.

In linea teorica, gli scandali delle ultime settimane dovrebbero chiamare in causa anche la responsabilità della Lega. Prendiamo innanzitutto il caso di Fastweb, le cui origini vanno cercate nella città di Milano, governata da 17 anni quasi ininterrotti da giunte che comprendono il Carroccio.

Come Silvio Scaglia abbia “beffato Milano con i soldi della città” l’ha spiegato egregiamente Gianni Barbacetto in un articolo su “Il Fatto Quotidiano”, di cui vi riporto solo la conclusione:

Come sia andata a finire, si sa. Nel 2003, Fastweb viene acquistata tutta da e.Biscom, Metroweb tutta da Aem. I debiti al pubblico, i soldi al privato. Non solo: a pagare lo scambio è di fatto Aem, che sgancia 37 milioni di euro a Scaglia e Micheli per avere Metroweb e poi versa loro altri 240 milioni, sottoscrivendo un prestito obbligazionario convertibile in azioni e.Biscom. I due maghi prendono i soldi così incassati (277 milioni) e li girano a Aem per impadronirsi di Fastweb, che poi fondano con e.Biscom. Negli anni seguenti, anche Metroweb, che nuota nei debiti, viene venduta: nel 2006, dal nuovo sindaco, Letizia Moratti. Sottoprezzo, a una strana società lussemburghese, la Stirling, che poi si scoprirà molto vicina agli uomini Fastweb

Consideriamo poi il caso Di Girolamo, a suo tempo salvato dalla decadenza da senatore dai voti della maggioranza di centrodestra al Senato, che rovesciò così il giudizio unanime della commissione parlamentare.

Sull’affaire Bertolaso-Protezione Civile (denunciato già da mesi dall’Espresso del tanto bistrattato “partito Repubblica”) l’atteggiamento della Lega è stato particolarmente benevolo, tanto è vero che Bossi in persona ha dichiarato a caldo non si deve dimettere, perché è bravo, è bravo, va bene”.

Se tutto questo è vero, com’è possibile che la Lega riesca a presentarsi (con notevole successo) come l’intransigente partito che “non perdona” le intemperanze romane? La risposta va cercata in due direzioni.

Innanzitutto, nonostante qualche caduta di stile ormai remota (la condanna di Bossi del 1995 per la maxitangente Enimont) la classe dirigente – locale e non – del Carroccio è riuscita a mantenersi relativamente al riparo da provvedimenti giudiziari per corruzione.

In secondo luogo, va notato che la Lega riesce a mantenere un’immagine di radicalità e di “diversità” rispetto agli altri partiti politici grazie alle sue prese di posizione “senza peli sulla lingua” in campi ben diversi da quelli della legalità nell’amministrazione pubblica.

Le sparate surreali sui rastrellamenti casa per casa” e i “vagoni separati per gli stranieri” o sul crocifisso da apporre sulla bandiera italiana servono in fondo anche a questo: ad alimentare una reputazione di partito “non ipocrita”, lontano dal politicamente corretto e dai modi di fare più “educati” degli altri partiti.

Che a questo si accompagni una maggiore intransigenza sul fronte della corruzione, è tutto da dimostrare, anche se – va detto – un numero sempre crescente di elettori sembra crederlo.

In realtà in tutto questo meccanismo, di perdono sembra proprio essercene tanto: la Lega perdona infatti i suoi alleati romani per i sospetti di corruzione che li circondano, fintantoché questa situazione significa un travaso di voti verso le proprie liste.

Gli elettori, da parte loro, perdonano al Carroccio la sua linea tutto sommato poco intransigente sulla legalità, almeno finché gli esponenti del partito riescono a presentarsi come “diversi” dando così modo al “popolo” di esprimere tutto il proprio disgusto verso la politica attraverso un voto di protesta. Il PDL, infine, perdona volentieri il suo alleato junior che le spara grosse, ma in fondo non mette i bastoni tra le ruote del governo.

E così il cerchio si chiude, con il profitto di tutti gli attori coinvolti: tranne, forse, quegli elettori che non si rendono conto del meccanismo. Questo sì, sarebbe davvero imperdonabile.

I Video di Blogo

“1 luce x Santeramo” – manifestazione Natuzzi (26 novembre 2014)