Barack Obama ha già vinto le primarie: è matematico

Le primarie dei Democratici USA hanno già un vincitore. Lo sostiene Time Magazine in un editoriale di ieri a commento della vittoria di Hillary Clinton in Ohio e Texas. Dopo 11 sconfitte di fila, la Clinton torna in sella alla conquista dei voti popolari e per sette settimane – fino al 22 aprile, giorno delle

Le primarie dei Democratici USA hanno già un vincitore. Lo sostiene Time Magazine in un editoriale di ieri a commento della vittoria di Hillary Clinton in Ohio e Texas. Dopo 11 sconfitte di fila, la Clinton torna in sella alla conquista dei voti popolari e per sette settimane – fino al 22 aprile, giorno delle primarie in Pennsylavania – girerà come una trottola a caccia di voti.

Ma per l’editorialista del Time Michal Czerwonka si tratta di tempo, energie e soldi sprecati: “Se credete nella potenza nei numeri, il candidato predestinato è Barack Obama”. Vediamo perché. Per vincere le primarie democratiche, un candidato deve aggiudicarsi 2025 delegati al Congresso Nazionale del Partito su un totale di 4000 delegati, di cui 800 sono quadri di partito non eletti (detti “superdelegati”), che possono votare come meglio credono.

Gli altri 3200 delegati sono quelli che vengono assegnati attraverso le primarie. Al momento Barack può contare su 1520 delegati, di cui 1321 eletti attraverso le primarie, mentre Hillary si è aggiudicata 1424 delegati, di cui 1186 eletti. Obama dunque ha un vantaggio di quasi 100 delegati, mentre contando solo i delegati popolari, il vantaggio è di 135 voti. Czerwonka dunque fa due conti e conclude che molti degli stati rimanenti mostrano una chiara preferenza per Obama.

In Wyoming, Mississippi (voto: 11 marzo), North Carolina (6 maggio) e Oregon (20 maggio) il vantaggio di Obama sarà netto. Hillary invece potrebbe vincere in Pennsylvania, Indiana, Guam, West Virginia, Montana e South Dakota, ma anche se in questi stati vincesse con un ampio margine, intorno al 20%, la Clinton rimarrebbe dietro a Obama in quanto a delegati. Czerwonka quindi conclude che l’unica speranza della Clinton è assicurarsi il voto dei superdelegati.

Nel caso però in cui Obama vincesse il voto popolare, i superdelegati si assumerebbero una responsabilità troppo grossa: andrebbero contro la volontà della base del proprio partito. Una mossa che potrebbe rivelarsi suicida in occasione delle elezioni presidenziali. Molti elettori democratici disillusi potrebbero infatti non andare non andare a votare o votare addirittura per McCain. Vedremo se Czerwonka ha ragione: in ogni caso la corsa di Hillary appare in salita.

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