L’Europa centrale? A polisblog ve la racconta Jeremy Druker di Tol.org

Da questo sabato, polisblog allarga gli orizzonti: sì, perché Jeremy Druker, Direttore e tra i fondatori di Transitions On Line (TOL), ci offrirà il suo punto di vista su un settore del nostro continente che spesso e volentieri ignoriamo: l’Europa centrale. Collaboratore di Freedom House, Jeremy Druker è laureato in politica internazionale presso la Columbia

Da questo sabato, polisblog allarga gli orizzonti: sì, perché Jeremy Druker, Direttore e tra i fondatori di Transitions On Line (TOL), ci offrirà il suo punto di vista su un settore del nostro continente che spesso e volentieri ignoriamo: l’Europa centrale. Collaboratore di Freedom House, Jeremy Druker è laureato in politica internazionale presso la Columbia University.

Vive a Praga da più di quindici anni ed è opinionista per ISN Security Watch e consigliere presso la Fulbright Commission nella Repubblica Ceca: è un esperto di argomenti e di temi di cui in Italia si legge e si sa poco, e spesso male. Val la pena di starlo a sentire, e di offrirgli il vostro benvenuto.

Il suo articolo – che trovate dopo il salto – è reperibile in lingua inglese sul web anche sul sito di ISN. Buona lettura.

Viktor Janukovyč, il nuovo Presidente dell’Ucraina, quarto dall’indipendenza della Repubblica, potrebbe avere alcune sorprese in nel prossimo futuro. Dopo la vittoria al ballottaggio del 7 febbraio, con la vittoria di stretta misura sul primo ministro Julija Tymošenko, gli editorialisti si sono scatenati con le previsioni di un riallineamento dell’Ucraina alla Russia.

In effetti, a ridosso della conferma dei risultati di voto, il presidente russo Dmitri Medvedev ha invitato Janukovyč a Mosca, forse fiducioso in una pronta risposta per un incontro istituzionale immediatamente dopo l’insediamento. Anche la stampa ha seguito il canovaccio.

Ecco Reuters, ad esempio

“Se Janukovyč accettasse l’invito, potrebbe trattarsi del suo primo viaggio diplomatico, ne uscirebbero rinforzate le aspettative di un ritorno dell’ex repubblica sovietica nell’orbita di Mosca”

E allora, cosa fa Janukovyč? Decide di infilarci in mezzo una visita a Bruxelles – una visita di alto profilo se è per questo – con incontri fissati, tra gli altri con Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio Europeo, e con José Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, incontro previsto per il primo marzo.

Janukovyč e i suoi fedelissimi stanno cercando fortemente di prender le distanze dall’etichettatura di amici della Russia: nonostante il 17 febbraio su The Wall Street Journal, abbia sostenuto l’opposto.

Nell’articolo, Janukovyč spiega:

“L’Ucraina deve sfruttare il vantaggio geopolitico di cui gode, per diventare una nazione ponte tra Russia e Occidente… Non dobbiamo sentirci costretti a questa falsa scelta tra i vantaggi offerti dall’Est e quelli dell’Ovest… Ristabilire le relazioni con la Russia non contrasta con le nostre ambizioni europee.”

Per tutti gli scettici che dubitano della sincerità di queste affermazioni, avrebbe potuto ricordare che era stato il suo governo, nel 2006, a dare impulso alle nuove relazioni tra Unione Europea e Ucraina, lanciando il negoziato per un nuovo accordo.

A dire il vero, avrebbe anche potuto ammettere (ma non lo avrebbe mai fatto davvero), che I suoi amici oligarchi desiderano un accesso al mercato europeo, e farebbero qualsiasi cosa per ingraziarsi l’Unione. Una cosa che fuor di ogni dubbio ha espresso bene nell’articolo però, è un’altra:

“Se speriamo di unirci all’Unione Europea, dobbiamo assicurare una stabilità politica al paese e diventare una nazione economicamente “possibile”

Il paese negli ultimi anni è sempre stato in crisi: con liti politiche continue, un’economia implosa, e una corruzione dilagante. Relazioni amichevoli con la Russia non andrebbero per forza a scapito di un’eventuale adesione all’Unione Europea, mentre lo sarebbe sicuramente un governo di breve durata, incapace di assicurare le riforme necessarie.

La stabilità, al momento, sembra un obiettivo difficile. Julija Tymošenko ha lasciato cadere il procedimento giudiziario per i risultati delle elezioni, ma rimane una sfidante che provoca: rifiuta di lasciare il ruolo di primo ministro e definisce Janukovyčh una marionetta in mano agli oligarchi.

Il nuovo presidente, dal canto suo, non ha fatto proprio di tutto per calmare la situazione: ha preso la controversa decisione di invitare il patriarca della chiesa ortodossa di Mosca, Kirill, a presenziare una funzione religiosa per l’inaugurazione della presidenza. La cosa non è andata a genio ai nazionalisti ucraini, e ha riacceso senza motivo le tensioni religiose nel paese.

Per quanto parli di bilanciamenti tra Est e Ovest, il suo tentativo di riequilibrare la politica estera ucraina, per quanto apprezzabile, è nulla rispetto alla sfida che lo attende nella gestione della politica interna. Lì si giocherà la partita più difficile.