Decreto milleproroghe e tagli ai contributi per l’editoria: ritorna il diritto soggettivo, ma non per tutti

Due settimane fa avevamo sottolineato l’importanza del decreto milleproroghe per quanto riguarda l’editoria e per la sopravvivenza di più di novanta testate d’informazione, con al centro il diritto soggettivo, di cui era prevista l’abolizione.Come auspicato il governo ha fatto retromarcia, anche se non completamente. La Camera ha votato si al ripristino per il 2009 del


Due settimane fa avevamo sottolineato l’importanza del decreto milleproroghe per quanto riguarda l’editoria e per la sopravvivenza di più di novanta testate d’informazione, con al centro il diritto soggettivo, di cui era prevista l’abolizione.

Come auspicato il governo ha fatto retromarcia, anche se non completamente. La Camera ha votato si al ripristino per il 2009 del diritto soggettivo ai fondi, e ieri il Senato ha confermato il cambiamento. Il Milleproroghe è ora legge dello stato. Vediamo un attimo quali sono i punti cardine del testo approvato in via definitiva.

Immagine|Flickr

Dopo giorni di trattative serrate tra governo maggioranza e opposizioni, la Commissione bilancio della Camera con un emendamento ha corretto i tagli decisi da Tremonti nella Finanziaria 2009.

La correzione ripristina per il 2009 i contributi per testate ed emittenti di partito, non profit e cooperative in attesa di una riforma complessiva del settore. Facilmente intuibile, ahimè, perché questo volta il governo non abbia tirato dritto, visto la presenza di testate di partito; questo però permette ad altre realtà molto più importanti (e indipendenti) di sopravvivere, non mortificando la già scarsa qualità dell’informazione (e quindi della democrazia) italiana.

Come anticipavo nel titolo, il ripristino non varrà per tutti: infatti, oltre ad una stretta del 50% per i quotidiani editi e diffusi all’estero, vengono escluse le testate delle associazioni di consumatori e colpite le emittenti radio locali che avranno meno fondi.

La Fnsi (Federazione Nazionale della Stampa Italiana) ha commentato, pur con un certo sollievo, sottolineando il “rischio di cannibalizzazione” delle risorse che inneschi una concorrenza spietata e criticando il taglio alle radio locali, definite “perno del sistema d’informazione territoriale”.

Tirano un sospiro di sollievo le centinaia di testate a rischio chiusura e i suoi lavoratori, anche se il problema è solo rimandato, in attesa di una legge più organica che riformi complessivamente il settore editoriale, fondamentale per la qualità democratica in Italia.

C’è da chiedersi piuttosto se sia auspicabile la riforma da parte di questo esecutivo, che dimostra ogni giorno di più di intendere l’informazione como “monopolio”, un’arma da scatenare contro chi si mette di traverso, un giornalismo invertito. Da cane da guardia del potere a cane da compagnia, come meglio non potrebbe dimostrare il fido Minzolini.